MAGENTA – L’architetto Francesca Lara Monno ha trasmesso le emozioni che stanno provando gli addetti ai lavori impegnati nei lavori del secondo lotto al Santuario della Madonna Assunta di Magenta. Auspicando che una visita all’interno possa farsi entro breve termine, quando ci saranno le condizioni di sicurezza. Una relazione intensa quella di lunedì in Casa Giacobbe voluta dall’Università del Magentino e organizzata dall’associazione Pietre Vive e dalla Comunità pastorale.

C’erano il parroco don Giuseppe Marinoni, Giuseppe Rescaldina dell’Università del Magentino, Pietro Pierrettori presidente della Pro loco e l’architetto Monno che ha voluto ringraziare lo studio fotografico Cattaneo, con la figlia Alessandra, Magistrelli, l’associazione Pietre Vive fondamentale per la raccolta fondi e l’ingegner Oliviero Trezzi. Ha aperto la serata con una lettera di monsignor Crespi che, nel 1937, quando crollò la volta, diede ordine di chiudere la chiesa. Spinto dalla popolazione che voleva tornare all’Assunta per pregare, affidò ad un’impresa edile l’incarico del rifacimento della volta e del tetto.

L’architetto Monno è partita con le immagini maestose che troviamo negli archivi storici antecedenti al 1937, quando l’edificio aveva già subito delle modifiche. Immagini che fanno parte del passato e che non ci sono più. “Ma che rimarranno nel cuore”, ha commentato emozionata l’architetto. Nel Santuario entriamo attraverso le immagini. “Per noi i ponteggi sono all’ordine del giorno – aggiunge – , ma in questo caso hanno davvero un’impronta diversa. Monsignor Crespi voleva sistemare questo luogo per riconsegnarlo ai fedeli e al culto. Adesso però è chiuso da troppo tempo”. C’è tutta l’impiantistica da rifare, l’impianto di riscaldamento, il microfonaggio. E poi si dovrà riprendere l’apparato pittorico, un’autentica meraviglia.

Ma, prima di tutto, bisognerà intervenire sulla volta. Lavori imponenti, costosi e necessari per la chiesa che i magentini adorano. Non sono mancate le sorprese. Come quella tela nera, completamente oscurata, che Alessandra è riuscita a fotografare grazie ai potentissimi filtri moderni. Una tela misteriosa. Lo storico Comincini nel volume ‘Pittura nell’abbiatense e nel magentino’ parla di quella tela come ‘pochissimo visibile, al punto da risultare indecifrabile nel soggetto che sembra illustrare tuttavia una scena miracolosa’. Si trova sulla controfacciata, sopra la porta d’ingresso. “Ha dei tratti meravigliosi. – commenta l’architetto Monno – L’impronta è secentesca, verso la fine e magari inizio settecento. Ma è completamente nera. Alessandra ha fatto una foto e grazie ai filtri è uscita l’immagine. Si stanno facendo studi iconografici per capirne meglio la rappresentazione, ma c’è la possibilità di rimuoverlo per portarlo in altro luogo e magari riuscire ad ammirarlo nel giusto modo. Una parte è completamente nera anche ai filtri della macchina fotografica. Solo attraverso il restauro potremo capire cosa c’è sotto, magari leggendone la firma”.



















