“Che cos’è il Seppuku? I non giapponesi chiamano l’autosventramento rituale “Hara-kiri”, ma non sentirete nessun locale chiamare il suicidio rituale come tale. Lo chiamano invece Seppuku, dalle parole “setsu” (tagliare) e “fuku” (pancia).
Il Seppuku consiste nell’affondare un’arma dalla lama affilata nel lato sinistro del ventre e spostare la lama verso destra. L’azione recide l’aorta e la vena cava (i vasi sanguigni più grandi del corpo umano), lasciando la persona che esegue il Seppuku a morire dissanguata”.
E’ passato nella lingua di tutti come harakiri, ma in giapponese tradizionale era ed è il seppuku, il rito col quale il grande scrittore Yukio Mishima pose fine alla sua vita nel 1970. In termini ovviamente metaforici, e più nello specifico politici, quello che il Partito Democratico ha compiuto col comunicato che avete appena letto su Ticino Notizie è un seppuku in piena regola.
Dettato e orchestrato, va detto senza timori di sorta e con pieno e deliberato consenso, da un partito che spiega chiaro e tondo cosa voglia dire essere maggioranza interna: “A Magenta il voto delle primarie e quello congressuale sono stati in perfetta sintonia, decretando non solo il successo di Elly Schlein, ma la necessità di una radicale svolta rispetto alla passata stagione politica”. Quindi non solo Schlein uber alles, ma chiusura totale e condanna senza appello dell’epoca Invernizzi, definita una parentesi “di governo cittadino del centro sinistra finita negativamente anche per via di personalismi dei principali protagonisti di quella fase politica”.
E adesso che fare? Marxianamente parlando, se così volessimo dire, il Pd della triade Labria-Friggi-Di Gregorio definisce se stesso come soggetto che “si trova nell’esigenza di recuperare il rispetto e la credibilità tra i cittadini, tra gli elettori, tra gli iscritti e tra quei partiti e formazioni politiche che hanno vissuto negativamente la passata stagione politica di cui Paolo Razzano è stato uno dei maggiori rappresentanti”.
E se Paolo Razzano viene espressamente citato, implicitamente questo durissimo j’accuse- l’atto politico più rilevante di questi ultimi anni in città- include anche altre figure rappresentative di una stagione lunga ben più di una decade.
E infatti al di là dell’allineamento di un pasdaran coerente del radicalismo di sinistra come Antonio Frascone, ex assessore di Giuliana Labria nel 1996, chi commenta il post? Una seccata Marzia Bastianello: “Volevo ringraziarvi perchè il comunicato fatto giorni fa e ancor di più questo che leggo mi ha fatto alzare il telefono e sentire una persona con la quale avevo interrotto i rapporti ( le cause a molti sono note ) e con cui ho lavorato fianco a fianco per molti anni. Vi assicuro che “ la politica del passato archiviata “ era costruita sulla serietà, la trasparenza e su un profondo amore per la nostra Magenta. Leggere alcune parti di quanto scritto sopra mi lasciano un po’ così.
Enzo Salvaggio quello che dovevo dirti te l’ho detto ieri sera, grazie per essere passato e aver chiesto come va a noi commercianti. Anche queste attenzioni sono importanti e permangono dallo stile di un tempo che voi, partito che vuole recuperare credibilità e rispetto tra i cittadini, dovete ancora imparare a fare”.
Enzo Salvaggio, record man di preferenze dei Dem ed importante elemento di congiunzione tra Pd e mondo cattolico, tace. E non da ieri. Si fa ritrarre in un selfie assieme alla stessa Bastianello, giovedì sera.
Quindi il primo atto della rupture neo sarkozyana del Pd è quello col recente passato, proprio mentre si sbandiera la funzione di un partito federatore (proprio mentre la sinistra radicale, a Magenta, da anni e non da oggi va ricercata a Chi l’ha Visto). Alla faccia dei federatori.. E mentre Del Gobbo e il centrodestra se la ridono, perché sui versanti centristi si aprono praterie che la sinistra sinistra evidentemente snobba, resta una domanda: ma cosa rimase della sinistra sinistra di Giuliana Labria e Antonio Frascone dopo il 2001? Un centrodestra che con Del Gobbo sfiorò il 70%…. E 11 anni per ricostruire una sofferta tela di rapporti e relazioni. Ora la carta sbattuta con virulenza sul tavolo si chiama radicalismo. Basterà? Servirà? O isolerà? A noi, per ora, pare un seppuku.Ci sbaglieremo…
F.P.