Magenta, esclusiva TN: la doc Mengoni timbra l’ultimo cartellino e va in pensione. Ma non finisce qui….

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La scelta di lasciare il lavoro all’ospedale l’ha fatta a malincuore, Elisabetta Mengoni, medico oculista specialista ambulatoriale, dal 1992 al nostro ‘Fornaroli’, da lei considerato una seconda casa.

MAGENTA – Ma nella vita di ognuno giunge un momento in cui una serie di circostanze si presentano e costringono, tanto per ricorrere alla strausata immagine della bilancia, a soppesarle. Mediti, ripensi, consideri pro e contro e poi arrivi alla decisione. Lei ha messo su un piatto la passione per la professione con la particolare attenzione alla prevenzione e il costante impegno per il buon funzionamento del servizio medico territoriale, sulla cui importanza l’esperienza della pandemia ha aperto gli occhi persino ai più miopi (scrivendo di un’oculista ci è parso appropriato l’uso metaforico di tale espressione!). Sull’altro piatto ha messo i cambiamenti in ambito sanitario, non sempre migliori rispetto al passato, che il volgere del tempo ha portato con sé, quali la generale riduzione degli organici, l’attuale carenza di medici oculisti, tanto per citarne solo un paio.

Poi c’è da considerare la nascita, sette mesi fa, della nipotina di cui prendersi cura “perché essere nonna è bello”, e un marito neo pensionato, lui pure, dal primo di giugno. E se i piatti rasentavano l’equilibrio, su quello dei pro Elisabetta Mengoni, alleggerendosi un poco il cuore, ha aggiunto il proseguimento della libera professione presso il Poliambulatorio Santa Crescenzia di Magenta diretto dal dottor Andrea Rocchitelli, cui si è dedicata fin dal principio del proprio percorso lavorativo.
“Mi ricordo che condividevo lo studio con altri tre medici. Avevo un paziente al mese”, racconta, pensando con particolare riconoscenza ai primi che le si sono affidati, “che hanno creduto in me, facendomi acquisire sicurezza”. I suoi pazienti sono via via aumentati fino a diventare assai numerosi. Li sa ascoltare, si occupa della loro presa in carico. Cioè, li segue. “Non avrei potuto svolgere una professione diversa, mi piace la vicinanza alla persona”.

Da piccola – vi è traccia in un pensierino scritto alle Elementari – avrebbe voluto fare “la dottoressa dei bambini”. Poi, crescendo, era attratta dallo studio delle Lingue orientali, alla Ca’ Foscari, in quel di Venezia. Idea affascinante. Però, sono state le parole di un amico circa la poca convenienza per una donna a intraprendere la professione di medico, “perché troppo impegnativa se poi ti sposi … hai figli , famiglia etc etc” (roba che abbiamo udito in molte), a provocarle lo scatto femminista: sarò medico. A distanza di anni le vien quasi da ringraziarlo: “Non avrei potuto compiere scelta migliore per me: medico e oculista”. Positiva è stata anche l’opzione Università degli Studi di Pavia, dove non solo si è laureata e specializzata, ma ha anche incontrato Flavio, che ha seguito a Magenta, per amore, così si dice e cosi è stato.

Col camice bianco la nostra dottoressa ha iniziato nel 1986: sostituzioni di colleghi, periodi lavorativi in Piemonte, a Vigevano e quindi l’assunzione presso il nosocomio di via Donatori del sangue. “Ed era un vanto per me dire lavoro all’Ospedale di Magenta”. Il termine ‘vanto’ ben si addice pure all’ambulatorio di oftalmologia pediatrica da lei stessa avviato al ‘Fornaroli’. “Ho sempre creduto molto nella prevenzione e nella cura nella più tenera età”, afferma. Rilevare precocemente patologie e difetti dell’apparato visivo significa “evitare problemi di ipovisione per i pazienti adulti, molti dei quali hanno ‘occhi pigri’ perché non sono stati curati a tempo debito”. Prevenire significa, in aggiunta, operare a favore del contenimento della spesa sociale. Sempre per rimanere nel campo della prevenzione: Elisabetta Mengoni ha partecipato, con la collega Luciana Parola, ex direttore della Pediatria magentina, e con professionisti di altre Aziende Ospedaliere, alla stesura del protocollo, richiesto e, quindi, adottato da Regione Lombardia, sul riflesso rosso del fondo dell’occhio del neonato.

“Si tratta di esame importate – spiega – che oggi si esegue in tutti i punti nascita lombardi per diagnosticare velocemente patologie congenite, tra cui la cataratta”. Altro incarico significativo da lei ricoperto è quello di presidente del Goal (Gruppo Oculisti Ambulatoriali Liberi), di cui è stata una dei fondatori. “Organizziamo convegni, giornate di studio sempre con un occhio alla medicina territoriale che è fondamentale”. Interesse per il singolo e interesse per la comunità le appartengono entrambi. Da qui anche l’impegno politico che la vede in Consiglio comunale nelle fila del Pd per la terza volta: in maggiorana con il Sindaco Invernizzi, all’opposizione con Calati e Del Gobbo. Puntuale, garbata. Che non è da tutti.
Come non lo è riprendere dopo un po’ di anni lo studio serio del pianoforte, iniziato a 6, e diplomarsi al Conservatorio, a 45 . Ecco un’altra grande passione: la musica che è rigore ed emozione … le note di Brahms, Chopin, Bach. E non finisce qui. C’è la condivisione delle passioni del marito da mettere in conto: tour in moto, sci, golf e l’amore per il mare, per lei, in primis, quello della sua Cervia, “anche se ormai mi considero romagnola solo per metà, l’altra è lombarda”.

Franca Galeazzi

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