La scuola torni a bocciare, basta col troppo buonismo. Di Domenico Bonvegna

Il Popolo per la Vita marcia contro la dittatura del Pensiero Unico. NO al relativismo culturale

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Alcuni gravi episodi di bullismo nelle scuole italiane hanno posto l’attenzione sulla grave crisi scolastica del nostro Paese. E quindi ricompare sempre più grave l’emergenza educativa che non interessa a nessuno. Il caso più eclatante è quello della prof “impallinata” dagli studenti che poi sono stati promossi col 9 in condotta. Su questo ed altro è intervenuta Paola Mastrocola, ex insegnante di Torino, che ha scritto interessanti libri sulla scuola, ne segnalo due, tra l’altro che ho ampiamente letto, studiato e recensiti.

“Togliamo il disturbo” e “La passione ribelle”. Ebbene, Mastrocola, intervistata da Francesco Borgonovo su “La Verità” del 30 giugno scorso, ha detto che le regole vanno ricalibrate arrivando, a mali estremi, anche alla bocciatura laddove ci si trovi in presenza di violente aggressioni al corpo docente: impallinare una prof come a Rovigo non dovrebbe portare alla promozione, come ha fatto intendere anche il Ministro che ha richiesto una riconsiderazione del caso valutato dal Consiglio di Classe (e un pena più dura dal prossimo anno per chi si macchia di atti del genere). Sebbene non sempre sia la soluzione la bocciatura, occorrono atti importanti che – accompagnati da solida educazione e vicinanza – possano realmente incidere sulla quotidianità di giovani generazioni spesso apparse “allo sbando”. Rileva ancora Paola Mastrocola, “Il punto è che non si dovrebbe arrivare a tanto: se un ragazzo arriva anche solo a pensare di poter puntare una pistola ad aria o un coltello davanti al suo insegnante, vuol dire che non è stato educato mai al rispetto, mai alle più elementari regole del vivere civile, né in famiglia né a scuola, fin da quando era bambino»”.

Si è inclinato il rapporto tra insegnanti e studenti. “Si è rotto il patto su cui si fondava la scuola, e in due sensi. Il primo senso è culturale: l’insegnante non è più il depositario di un sapere che trasmetteva ai giovani, ma è l’intoppo, colui che interrompe la superficie piana del piacere e del divertimento, dando compiti e infliggendo voti. Un nemico da abbattere, non più un maestro da cui farsi guidare. Il secondo senso è educativo: non esiste più il “superiore”, ma tutti sono sullo stesso piano, l’insegnante e l’allievo, il bambino e l’adulto, il figlio e il genitore. Tutti pari grado, tutti amici, tutti complici. Se qualcuno incrina questa mirabile, e fittizia, uguaglianza, se qualcuno osa imporre qualcosa, foss’anche una minima regola, gli si va contro, con proteste, ricorsi, oppure insulti e aggressioni. I genitori per primi: difendono i figli a oltranza, combattono perché vadano a scuola sereni, mai offuscati da frustrazioni e doveri. Non sono genitori, ma sindacalisti, avvocati e vendicatori dei figli. Se invece già in famiglia si ristabilisse una normale severità, affettuosa ma ferma, fatta anche di premi e punizioni, forse le cose migliorebbero».
Perchè si è giunti a questa deriva? E’ colpa del Sessantotto?
Per la Mastrocola il Sessantotto è lontano, piuttosto parla di un Sessantotto degenerato, “che negli ultimi trent’anni si è diabolicamente mescolato al consumismo sfrenato e alla cultura dello spasso, dando origine a una società del benessere a tutti i costi, dove vige il diritto al divertimento e alla soddisfazione immediata di ogni desiderio e appetito, e dove nessun dovere è previsto, tanto meno il rispetto dell’altro. Il tutto condito dall’esorbitante potere dei social, che ci hanno abituati a una libertà verbale che è spesso pura violenza, protetta per giunta dall’anonimato e quindi sempre impunita».

Esiste la possibilità di una inversione di marcia?

“No. Il clima dominante è fatto di un permissivismo venato da buone intenzioni. Le parole d’ordine sono accoglienza, inclusività, diritti. Regole blande, che perlopiù si disattendono. E al posto delle sanzioni, l’analisi delle cause (economiche, sociali, psicologiche), la comprensione, l’ascolto, la lezioncina morale affidata agli esperti. Tutto viene ricondotto al “disagio giovanile”: troppo facile, e ingiusto; il disagio c’è, ma non credo riguardi la maggioranza dei giovani, e semmai riguarda tutti, anziani compresi (non esiste forse anche un “disagio senile”?). La Mastrocola come è il suo stile è categorica: “Ogni critica allo stato di cose esistente, ogni protesta, ogni pur timido accenno a voler cambiare viene preso come forma reazionaria, un tornare indietro, una ridicola nostalgia dei tempi andati. Mentre sarebbe solo il ripristino di alcune norme fondamentali di comportamento. Dare valore alla condotta, al voto di condotta, mi sembra un buon passo avanti, non indietro”.

Qualche anno fa in un’altra intervista Paola Mastrocola si era espressa sugli esami di Stato, sul quotidiano ItaliaOggi, poi ripresa da Fondazione David Hume, ( “Maturità, sarà un esame farsa”. Intervista a Paola Mastrocola” a cura di Alessandra Ricciardi, 17 giugno 2020, ItaliaOggi) Non voglio dilungarmi ma sono interessanti le sue riflessioni, magari farò un altro intervento sul tema. Certo si trattava dei primi esami dopo la pandemia e i ragazzi erano rimasti a casa a studiare a cuasa del Covid. Quindi quegli esami si sono ridotti ad una semplice farsa. «saranno tutti promossi. Questa maturità diciamo che è un modo per rivedersi e salutarsi tra insegnanti e allievi. Una pacchia per chi ha studiato poco in tutto il triennio, una sciagura per chi si è impegnato seriamente». Per la scuola che servirebbe nel dopo coronavirus dice: «Dovremmo buttare tutto all’aria e ricominciare da zero. Il Covid ci ha fatto capire definitivamente che cosa le famiglie chiedono alla scuola: essenzialmente un luogo dove lasciare i figli mentre si lavora, dove possano «socializzare», e dove qualcuno si prenda in carico la loro educazione in senso lato. Ebbene, prendiamone atto e facciamola». Il governo ha eliminato i voti alle elementari? «Andrebbero subito ripristinati, senza si fa un danno ai bambini».Lo ha proposto giusto ieri la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti.

Infatti la Mastrocola va oltre e fa una severa critica dell’esame di maturità, che è ormai un rito stanco, non tanto da abolire, perché “È bene che, almeno una volta ogni tanto, il giovane sia messo davanti a qualcuno a cui rispondere di sé. Li farei solo un po’ più veri, questi esami di maturità, cioè più difficili: una vera montagna da scalare, non pareti fittizie e addomesticate. Solo se la prova è reale si può provare soddisfazione e felicità nel superarla. Per esempio la smetterei con i quiz, i test, gli schemini da riempire. Prendiamoli sul serio, i nostri ragazzi!”
Ritornando all’intervista di Borgonovo che definisce i giovani di oggi, una generazione che non ha abitudine alla fatica. L’ex prof risponde: «Siamo noi adulti che stiamo facendo, dei giovani, una generazione di vittime, frustrati e fragili. Alimentiamo in loro il vittimismo, li sproniamo a esigere solo diritti, protezioni, tutele, e non esigiamo più niente da loro. Non crediamo abbastanza nella loro forza, temo. O ci va bene così, perché la loro fragilità ci assicura un ruolo di protettori. Ma i genitori e i maestri dovrebbero essere una guida per affrontare sfide e responsabilità, non una tana dove trovare riparo e coccole. Se molti ragazzi abbandonano, è perché la scuola non li ha preparati abbastanza a seguire corsi di studio elevati. Da lì la pioggia di cattivi voti, e lo stress che ne deriva. L’impreparazione a cui li abbiamo condannati spiega gran parte dell’attuale “dispersione scolastica”. Siamo noi i colpevoli, noi che abbiamo voluto una scuola facilitata e fragile. La scuola sì, è oggi fragile!”.

A questo punto dell’intervista la professoressa torinese dà delle interessanti risposte sulla didattica scolastica, sul livello dell’istruzione in Italia che è certamente calato, basta consultare studi, analisi e dati. E’ un declino che la Mastrocola ha sempre denunciato nei suoi libri, a partire dagli anni Novanta. “Dolorosamente accoglievo ragazzi in prima liceo sempre meno preparati, con lacune madornali, non più in grado di scrivere correttamente, di costruire frasi sintatticamente complesse, di ordinare logicamente il pensiero, orale e scritto. Le assicuro, uno spettacolo desolante, a cui abbiamo tutti, chi più chi meno, assistito inermi, senza reagire. Dovremmo ora chiedere scusa ai giovani, per questo”.

Possiamo criticare gli insegnanti?
“Molti insegnanti per primi non credano più al loro ruolo, culturale innanzitutto. Credono nelle sirene del nuovo, accettano compiti insulsi e inutili, si lasciano sopraffare da una burocrazia demenziale, e hanno deviato il loro lavoro (culturale prima di tutto, lo ripeto) diventando psicologi e amici dei loro allievi. Non tutti, naturalmente. Ci sono ancora molti insegnanti che invece continuano a fare il loro mestiere, ma temo si sentano sempre più soli. Bisognerebbe aiutarli, affermando che la cultura è ancora un valore, oggi più che mai, nonché l’unica vera chance per le classi svantaggiate di poter raggiungere posizioni elevate, vincendo la sfortuna delle loro origini”. Quest’ultimo è un tema fondamentale che Mastrocola sviluppa nei suoi libri. Peraltro anche il ministro Valditara intervenendo a Fenix, la festa di Gioventù Nazionale si è espresso su questo tema:“Nel 1975, a metà degli anni Settanta, sono dati di Bankitalia e non di propaganda, si blocca l’ascensore sociale, la scuola non è più in grado di promuovere socialmente chi parte da posizioni svantaggiate. Non è un caso, perché arriva a ridosso di una stagione che ha compromesso la capacità della scuola di promuovere lo sviluppo e dare opportunità a ogni ragazzo”. Naturalmente il ministro si riferisce alla stagione del Sessantotto.
Un altro tema è quello della tecnologia nelle classi, che non ha portato a grandi risultati. “La tecnologia è un mezzo, un preziosissimo mezzo. Un aiuto, non la soluzione di tutti i mali. Un abuso tecnologico mi farebbe paura, disumanizzerebbe la scuola, la consegnerebbe nelle mani delle macchine, indebolendo ancor di più la figura del maestro e svilendo il valore dello studio. Illuderebbe i ragazzi che imparare non sia più necessario”.

Sulle lezioni a distanza Mastrocola è estremamente critica, per lei è “un ossimoro: la lezione è per definizione in presenza. È il centro stesso dell’insegnamento, il più potente se non unico strumento con cui si può ancora tentare di appassionare un giovane ai libri, al sapere, alla cultura”. L’intervista si conclude prendendo in esame gli eventuali cambiamenti più importanti di cui la scuola italiana avrebbe bisogno oggi, per l’ex insegnante si tratta di “rivedere i programmi e i compiti culturali di elementari e medie, in modo da fornire una preparazione di base altissima. Dare più potere agli insegnanti. Esigere uno studio serio dai ragazzi, senza blandirli con vie facilitate e l’abolizione di ogni ostacolo: le difficoltà fanno crescere, e il giudizio, anche espresso in voti, serve a dare ad ognuno la misura di quel che vale e di quanto può migliorare”.

Sarebbero interessanti prendere in esame alcuni commenti all’intervista della Mastrocola. Segnalo quella di Sussidiario.net, già il titolo è significativo: “Mastrocola: La Scuola sconta il peso del Sessantotto, troppo buonismo senza sanzioni”. Mentre La Tecnica della Scuola è critica, un fondo di Reginaldo Palermo, (Studenti senza regole: per Paola Mastrocola le colpe risalgono al ’68; secondo Valditara l’ascensore sociale si è bloccato a metà anni 70, 30.6.23). In riferimento alle parole della Mastrocola, scrive che si tratta di un suo vecchio mantra quello del Sessantotto, inoltre secondo il giornalista del quotidiano online, “Mastrocola e Valditara sembrano però trascurare o dimenticare un dato molto semplice: dal 1970 in avanti l’Italia non è stata certamente governata da pericolosi bolscevichi”.

E qui il giornalista giustamente fa l’elenco di tutti i governi a partire dal 1972, perlopiù democristiani, poi Berlusconi, poi quelli di sinistra; “7 anni di governi di centro-destra con due ministre che tutti ricordano per due riforme che non appaiono proprio ispirate al ’68 o a Don Milani. Quindi se proprio vogliamo e dobbiamo individuare dei “colpevoli” dovremmo forse riconoscere che le responsabilità sono piuttosto diffuse”.

Tutto vero, il problema che tutti i ministri (che si avvalevano dei famosi 60 esperti, come diceva il compianto professore Giorgio Israel, erano quasi tutti espressione di una certa cultura) compresi quelli di centrodestra erano succubi, prigionieri di una cultura propria sessantottina, che al massimo hanno prodotto “pseudo riforme”, e per questo non hanno fatto “quel salto di qualità”, che giustamente auspica la professoressa Paola Mastrocola, che credo non faceva parte degli esperti del ministero.

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