“La corruzione elettorale politico-mafiosa in Lombardia”, il libro sulle mafie di Ersilio Mattioni: ma dalle nostre parti non è tutto da buttare. Anzi…

Per noi di TN il rischio è quello di "gettare il bambino con l’acqua sporca". Esce domani nelle edicole il libro del nostro collega, già direttore di Libera Stampa Alto Milanese edito da RCS Group.

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Esce domani nelle edicole il libro del collega Ersilio Mattioni, già direttore di Libera Stampa Alto Milanese edito da RCS Group nonchè docente di Filosofia.

Quello di Mattioni è certamente un lavoro di ricerca approfondito e ben documentato, anche grazie ai tanti anni dedicati alle inchieste di questo filone giornalistico.

Centosessanta pagine nelle quali vengono ripercorse diverse vicende che toccano il nostro territorio, ma anche il Palazzo della Regione a cominciare dalle regionali del 2010. Vengono riproposti i rapporti tra l’allora Assessore Domenico ‘Mimmo’ Zambetti (poi finito in carcere) e il boss Eugenio Costantino.

La ricerca parte dall’inchiesta ‘Grillo Parlante’ per arrivare alla più recente “Hydra” che ha lambito – ma senza alcuna ricaduta in ambito giudiziario il nostro territorio – con la domanda aperta lasciata da Mattioni: “In assenza di eroi leggendari chi fronteggerà la nuova Hydra prima che si divori la Lombardia?”.

Posto che noi non saremmo così tragici nel descrivere il contesto, indubbiamente nel volume vengono fatti i nomi di diversi boss e della loro “manovalanza” che abita nel nostro territorio.

C’è chi ‘rincasa tutte le sere a Battuello’, chi uscito dall’inchiesta ha aperto una pizzeria a Boffalora sopra Ticino… la ‘villa bunker’ di Cuggiono coi relativi pestaggi. Potremmo andare avanti ancora a lungo. Perchè di aneddoti il libro è davvero molto ricco.

Su un punto con Mattioni siamo d’accordo al netto delle nostre posizioni che sono piuttosto diverse – lui ‘giornalista professionista dell’antimafia’, noi piu’ garantisti ma non per questo con le fette di salame sugli occhi … – ovvero, che l’uscita dell’allora Prefetto di Milano all’epoca di Expo 2015 Gian Valerio Lombardi “In Lombardia la mafia non esiste” fu quanto meno infelice.

Per il resto a noi piace vedere il bicchiere mezzo pieno, pur concordando sul fatto che ci siano indubbiamente basi radicate della criminalità organizzata nella nostra regione.

Ci sarebbe da domandarsi perché tutto questo? Noi crediamo che il male originario sia collegato alla cosiddetta legge sul “soggiorno obbligato” in vigore dal 1956 che indubbiamente ha contribuito in modo sostanziale a fare in modo che le famiglie dei boss iniziassero ad espandersi e a fare affari nella regione più sviluppata e prosperosa del nostro Paese e tra i ‘Quattro Motori d’Europa’. Una colonizzazione della nostra terra imposta da Roma con una legge quanto meno bislacca.

Vengono ripercorsi i casi di Sedriano con il commissariamento del comune e relativo scioglimento, ma anche va detto con un Sindaco Alfredo Celeste prima fu ingiustamente incriminato e poi totalmente riabilitato. Questo è stato il corso della giustizia.

Così come tra le tante vicende trattate la presenza di Paolo Errante Parrino detto ‘Zio Paolo’ in quel di Bià, con la sua parentela stretta con il boss Matteo Messina Denaro, i suoi modi per così dire ‘spicci’ nel trattare con la pubblica amministrazione, le botte che si presero i poveri dirigenti dell’Ufficio Tecnico Urbanistica del comune di Magenta Giovanni Biolzi e Angelo Schinocca da Rocco Mongiardo e Franco Rigoli per l’affaire della discoteca Dubai…

Di retroscena ce sono a iosa. Però, al netto delle frequentazioni più o meno a loro ‘insaputa’ da parte di alcuni politici e di alcuni giudizi morali sui quali non entriamo per un motivo molto semplice – “chi scrive si è mai chiesto come avrebbe reagito se si fosse trovato seduto sulla poltrona per esempio di Primo cittadino ?” – qui ci piace rimarcare gli anticorpi che la nostra politica sa mettere ancora in campo. Certo è tutto migliorabile. Questo è assolutamente pacifico.

Il caso di Marco Tizzoni da Rho poi diventato Consigliere regionale con la lista Maroni, che perde le elezioni della sua Città perché in un sms risponde a chi cerca di influenzarlo “non ti preoccupare andiamo avanti da soli, senza aiuti o gruppi strani…”, è emblematico.

O ancora lo stesso caso Dubai di Magenta, dove alla fine quella discoteca verrà fatta chiudere grazie al pressing all’ultimo respiro messo in atto dall’Amministrazione di Marco Invernizzi e Paolo Razzano.

Per non parlare del leghista Fabrizio Cecchetti braccio destro di Matteo Salvini, che quando fu candidato a sua volta a Sindaco della sua città Rho, disse a chiare lettere: “Noi i voti della mafia calabrese non li vogliamo…”.

Simbolica è la storia dell’avvocato Guido Maria Ranzani anche lui leghista e fino ad un certo punto in corsa per le elezioni a Sedriano del 2009 (poi si ritirerà), che con una testimonianza ben raccontata nel libro dimostra come ci si comportano i galantuomini con la schiena dritta dinanzi a certe proposte indecenti.

Il problema è che Ranzani, una figura competente che tanto servirebbe alla politica nostrana, alla fine si dice schifato e abbandona questo mondo.

Perchè al di là di tutto e delle considerazioni etiche che emergono dal testo c’è un dato di fatto innegabile anche da chi la pensa diversamente da noi “chi accetta di giocare al gioco della politica deve sporcarsi…”.

Il che nella nostra accezione non significa affatto essere collusi con mafiosi e personaggi della criminalità organizzata che, peraltro, ci sono sempre stati – se si ripercorresse la storia della Magenta degli anni Settanta e soprattutto Ottanta con certi boss finiti ammazzati nei bar se ne potrebbero raccontare delle belle … – quanto, piuttosto, essere in grado di non mettere in atto comportamenti penalmente rilevanti e impedire a questi ultimi uomini della ‘mala’ di fare in modo che la politica sia parte del loro business.

Come dire guardiamo alla sostanza, e consideriamo un elemento basilare: la criminalità va sempre dove ci sono i soldi e il gioco della politica specie a certi livelli, è un gioco dove di denaro ne gira e parecchio…

Ciò significa che questo rischio e queste tentazioni ci saranno sempre. Ciò che conta è costruire i giusti anticorpi. Ma questo lo si deve fare tutti insieme. Crediamo, infatti, che anche il giornalismo possa aiutare la politica in tal senso.

Non solo denunciando o denigrando questo mondo, viceversa, sostenendolo e attraverso la sensibilizzazione dell’opinione pubblica difendendolo da chi “vuole mettersi solo in affari…”.

Perchè la nostra risposta alla domanda iniziale di Mattioni è molto semplice: “In politica non ci sono eroi (quasi mai), ma uomini e donne, con le loro forze e le loro debolezze. Spesso è lo specchio di questa nostra stessa società. Quindi, inutile chiedersi chi ucciderà (metaforicamente) Hydra…”.

Piuttosto a parte le ‘mele marce’ che vanno allontanate possibilmente per sempre a calci nel sedere, per il resto, questi uomini e donne che hanno voglia di impegnarsi per la cosa pubblica andrebbero incoraggiati.

Diversamente, come si dice in questi casi, si rischia di gettare il bambino con l’acqua sporca.

Ma noi crediamo che l’acqua di questa nostra terra, tutto sommato sia ancora pulita. Magari non sarà più limpida.

Ma soprattutto riteniamo che tutti possono fare la loro parte per renderla nuovamente azzurra, come era un tempo il nostro fiume Ticino. Questa è la sfida e la scommessa per il domani partendo da quanto di buono già c’è.

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