Da oggi la caserma dei Vigili del Fuoco volontari di Inveruno non è più soltanto un presidio operativo: porta un nome, una storia e un’eredità. È stata infatti ufficialmente intitolata a Francesco Garavaglia, detto Cecco, volontario del distaccamento scomparso l’8 aprile 2005 durante un intervento di soccorso. Un gesto che arriva a vent’anni dalla tragedia e che trasforma l’edificio in un luogo della memoria attiva, dedicato a un uomo che ha fatto del servizio un valore quotidiano. La cerimonia si è aperta con i reparti schierati in perfetto ordine, gli onori alla bandiera e l’esecuzione solenne dell’Inno di Mameli, seguiti da un lungo e commosso silenzio. Presenti i vertici provinciali e regionali dei Vigili del Fuoco, numerose autorità civili, militari e religiose, oltre ai volontari del distaccamento di Inveruno e ai colleghi provenienti da tutta la zona. Nel suo intervento il sindaco Nicoletta Saveri ha sottolineato la profondità dell’impegno di Garavaglia:
“Ha interpretato il suo essere vigile del fuoco come una vera vocazione d’amore per la sua comunità, facendosi testimone di quell’etica del servizio che vuole i vigili del fuoco pilastro della nostra società. Da oggi chiunque entrerà nella caserma di Inveruno, volontario o cittadino, ricorderà che qui opera una squadra mossa dallo stesso spirito. Ricorderà che quel nome, inciso sulla targa, è un monito al coraggio, alla dedizione e alla generosità”. Un messaggio forte, accolto con evidente commozione dai volontari che quotidianamente rendono viva la caserma: un luogo di formazione, amicizia, impegno, dove l’esempio di Cecco continua a essere tramandato alle nuove generazioni. Uno dei momenti più toccanti della giornata è stato il ricordo affidato ai figli di Francesco. Parole semplici e potenti, che hanno attraversato la platea come un abbraccio collettivo:
“Ciao papà, ricordo bene quel giorno: una sera fredda e piovosa. Ti aspettavamo, ma l’attesa divenne troppo lunga. Nessuno sapeva darci una risposta. Poi suonò il campanello e le nostre vite cambiarono. Eri una persona buona, altruista e socievole. Ora siamo grandi e, anche se non sei qua fisicamente, sappiamo che da lassù ci vedi e ci proteggi”. Un messaggio che ha restituito l’immagine più autentica di Garavaglia: quella di un padre affettuoso, di un uomo generoso e sempre pronto a mettersi a disposizione degli altri. Nato a Busto Garolfo il 1° marzo 1961, sposato e padre di due figli, Francesco Garavaglia lavorava in un’azienda del territorio ed era conosciuto per la sua disponibilità e l’impegno nel volontariato. In caserma era una presenza costante, impegnatissimo nei servizi di soccorso e nelle attività di addestramento: una figura di riferimento, rispettata e stimata da tutti. L’8 aprile 2005, alla guida dell’autopompa durante un intervento, Garavaglia perse la vita in un tragico incidente stradale che costò la vita anche all’altro conducente coinvolto. Uno shock profondo per l’intera comunità, che da allora non ha mai smesso di ricordarlo.
La nuova targa posta all’ingresso della caserma non è solo un segno istituzionale: rappresenta un impegno collettivo a mantenere vivo lo spirito con cui Francesco, ogni giorno, indossava il casco e la divisa. I suoi colleghi lo hanno salutato ancora una volta, nel silenzio carico di emozione dei mezzi schierati. La sua memoria, scolpita nel cuore di chi l’ha conosciuto e di chi continuerà a seguirne l’esempio, diventa ora parte integrante della storia del distaccamento. Da oggi la caserma di Inveruno porta il nome di Francesco “Cecco” Garavaglia. E ogni volta che una squadra uscirà per un intervento, quel nome continuerà a vivere.




















