Nel 2026 gli hashtag non sono più semplici etichette decorative sotto a un post. Su Instagram e su
TikTok sono diventati un segnale dentro un sistema più ampio che combina ricerca interna, classificazione per argomento e raccomandazioni automatiche basate sul comportamento delle persone. In pratica, l’hashtag aiuta la piattaforma a capire di che cosa parla un contenuto, ma non può compensare un video poco chiaro, una caption scollegata o un tema che non interessa al pubblico.
Su Instagram, la sezione di ricerca è sempre più orientata alle parole chiave e ai topic. Molti utenti digitano frasi complete, per esempio consulente marketing a Milano oppure ristorante vegano a Torino, e i contenuti vengono proposti in base a testo nel post, audio, sottotitoli e hashtag. Qui l’hashtag funziona come contesto: rafforza l’argomento, riduce l’ambiguità e aiuta a collegare il contenuto a ricerche e pagine tematiche, ma raramente è l’unico fattore che sposta la visibilità.
Su TikTok, invece, il peso maggiore resta nelle raccomandazioni della For You, guidate da segnali come tempo di visione, percentuale completata, riavvolgimenti, salvataggi, commenti e condivisioni. Gli hashtag contribuiscono a collocare il video in un filone tematico iniziale, soprattutto nelle prime ore dopo la pubblicazione, poi sono i segnali di comportamento a spingere o frenare la distribuzione.
Per chi gestisce profili di piccole attività o lavora come professionista, la regola pratica è questa: pochi hashtag coerenti e specifici aiutano la piattaforma a leggere il contenuto, ma la base resta un tema chiaro, un formato riconoscibile e un messaggio utile per chi guarda.
Quali trend guidano gli hashtag in Italia e come leggerli senza inseguire le mode
Oggi i trend sugli hashtag nascono quasi sempre da tre motori: ricerca interna, format che si replicano facilmente, e calendario culturale. In Italia lo vedi bene quando arriva un evento che catalizza attenzione, come il Festival di Sanremo: in pochi giorni si accendono tag collegati a canzoni, look, reaction e meme, poi il volume cala e restano attivi solo i filoni utili a chi cerca contenuti di archivio. Stesso schema, ma più rapido, con un derby o una partita europea: picco breve, poi si trasforma in tag di nicchia per highlights, commenti e curiosità.
Per non farti guidare da quello che dura 48 ore, separa due livelli:
Trend di superficie: hashtag molto generici che esplodono e poi si sgonfiano. Portano visualizzazioni irregolari e poco mirate.
Trend di struttura: tag legati a bisogni stabili, come idee regalo, ricette veloci, prima e dopo, consigli pratici, local. Questi lavorano meglio sul medio periodo, soprattutto su Instagram dove la ricerca testuale conta sempre di più.
Segnali verificabili da osservare, lato Instagram e lato TikTok
TikTok: controlla gli hashtag in crescita e la loro traiettoria nel Creative Center, filtrando per Italia e periodo, e guarda anche i tag correlati suggeriti dalla piattaforma. Se un hashtag cresce ma i correlati sono lontani dal tuo settore, è un segnale di mismatch.
Instagram: verifica cosa propone la ricerca quando digiti parole chiave del tuo servizio e nota se compaiono risultati per topic e contenuti, oltre agli hashtag. Se sì, gli hashtag da soli non bastano e devi allineare anche testo, sottotitoli e parole in sovrimpressione.
Un dettaglio pratico che molti saltano: queste verifiche vanno fatte da smartphone, perché la scoperta e la fruizione avvengono soprattutto lì e cambiano micro segnali, suggerimenti e anteprime. Per questo, quando controlli un trend o un set di hashtag, replica il percorso reale di un utente su mobile, come spiegato in questo sito: apri ricerca, digita la query, scorri i risultati, entra nei contenuti e valuta se il tuo formato sarebbe coerente con quello che la piattaforma sta già premiando.
Metodo pratico per scegliere gli hashtag senza spam
Oggi funziona meglio ragionare per intent e topic, non per quantità. Parti da tre domande: che cosa cerca la persona, che problema risolve il contenuto, e in quale contesto locale o professionale si colloca. Da qui scegli un set piccolo e coerente, tenendo conto del livello di competizione: un hashtag enorme ti mette in mezzo a un flusso indistinto, uno troppo raro non aggancia ricerche né community.
Mix consigliato per ogni pubblicazione: 1 hashtag ampio, 2 medi, 1 o 2 di nicchia, e un branded se ha senso. L’ampio è la categoria generale, i medi descrivono il sotto tema, le nicchie intercettano una domanda specifica, il branded serve a raccogliere contenuti proprietari.
Test A B semplice: pubblica due contenuti simili a distanza di qualche giorno, stesso formato e stesso orario, cambiando solo la combinazione di hashtag. Valuta dopo 24 e 72 ore: provenienza visite da ricerca, salvataggi, condivisioni, e qualità dei commenti. Se non hai dati comparabili, annota almeno due segnali manuali: quante volte il contenuto viene trovato da non follower e quante visite arrivano da ricerca.
Errori comuni e controlli rapidi: evitare tag non pertinenti solo perché popolari; evitare liste lunghe ripetute identiche; controllare che testo a schermo e caption contengano le stesse parole chiave dei tag; verificare da mobile che la pagina hashtag e i contenuti suggeriti siano coerenti col tuo settore.
Sintesi operativa e come applicare tutto da domani
Nel 2026 gli hashtag in Italia funzionano come segnali di contesto dentro sistemi che privilegiano topic, ricerca interna e comportamento reale delle persone. Instagram guarda sempre di più a parole chiave, sottotitoli e coerenza tematica; TikTok usa gli hashtag come innesco iniziale, poi decide in base a tempo di visione, interazioni e diffusione organica. Per piccole attività e professionisti questo significa smettere di rincorrere liste universali e costruire invece set ragionati: pochi tag, collegati al contenuto, al territorio e al problema che si sta risolvendo. Osservare i trend da mobile, distinguere tra picchi brevi e filoni strutturali, testare combinazioni diverse con metodo e controllare i segnali giusti porta risultati più solidi rispetto all’accumulo indiscriminato.
L’approccio che regge nel tempo è sempre lo stesso: contenuti chiari, formato riconoscibile, intent leggibile e hashtag che rafforzano ciò che già si vede e si sente nel post. Se questi elementi sono allineati, la visibilità cresce in modo misurabile e sostenibile, senza scorciatoie né pratiche che rischiano di penalizzare il profilo.

















