Falò batte pioggia: vince la tradizione. Sant’Antonio accende il cuore dell’Est Ticino

Salamelle e vin brulè, alla faccia degli eco terroristi fiamme alte anche ieri sera, nelle campagne e nei paesi

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C’è una cosa che, anno dopo anno, resiste a tutto: al freddo, alla stanchezza, alle settimane piene, perfino alla pioggia. È la tradizione dei falò di Sant’Antonio, che anche ieri sera – 17 gennaio – ha saputo richiamare gente, sorrisi, calore umano e quel senso di appartenenza che non si compra e non si improvvisa.

Una tradizione antica, potentissima, che parla la lingua semplice e vera delle cose autentiche: un fuoco acceso nella notte d’inverno non è solo spettacolo o folclore. È memoria, è comunità, è un modo per ritrovarsi e dirsi “ci siamo”. Tutti insieme.

Tra i falò che hanno illuminato il territorio, un plauso speciale va a quello dello Shameless Fest a Pontevecchio, alla cava di Pontevecchio in via S. Luigi, a Magenta: un appuntamento partecipato, curato, sentito. Non è stato soltanto un evento: è stata una piccola grande dichiarazione d’amore alla tradizione. Un fuoco acceso non per moda, ma per rispetto. Per la storia dei nostri paesi. Per ciò che ci unisce.

E poi ci sono loro: i veri protagonisti.
I volontari, chi ha lavorato ore per montare, preparare, mettere in sicurezza; chi ha servito vin brulé, tè caldo e tutto il resto; chi ha raccolto persone e famiglie in un momento in cui l’inverno tende a chiuderci in casa. Senza clamore, senza riflettori, ma con la forza delle cose fatte bene. È grazie a loro se queste serate esistono ancora.

I falò di Sant’Antonio hanno un sapore speciale: scaldano l’aria, ma soprattutto scaldano i legami. Perché sotto quelle fiamme si ritrovano generazioni diverse, si intrecciano storie, si rivedono volti, si riannodano amicizie. E per qualche ora spariscono distanze e differenze: resta soltanto la voglia di esserci.

Ieri sera, nonostante tutto, il messaggio è stato chiaro:
la tradizione non è nostalgia. È identità.
E finché qualcuno avrà la voglia di accendere un falò, di radunare la gente e di tenere viva questa festa, il nostro territorio resterà un posto vero, con radici forti e comunità vive.

Onore dunque a Sant’Antonio, onore al fuoco, onore a chi ha partecipato.
Perché la pioggia passa. La tradizione resta.

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