RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Egregio Direttore, buona Quaresima a tutti. Mi chiedo: quanti rispettano ancora il “magro” di venerdì? In un Paese laico, ma con la presenza costante del Vaticano, questa tradizione è stata spesso additata dagli “urlatori da bar” come un male per l’Italia. Eppure, oggi sembra basti augurare “buon Ramadan” per apparire moderni, dimenticando magari di augurare una buona Pasqua.
Il punto, però, è un altro e riguarda la gestione della cosa pubblica. Mi pongo tre riflessioni:
1. La Scuola è di tutti, non è un’azienda
Non si può usare una struttura pubblica come se fosse privata. Il Preside non è un industriale: in un’azienda privata puoi decidere feste e premi a tuo piacimento, ma una scuola pubblica deve restare tale. Molti lamentano la rimozione dei simboli cattolici per poi mostrare una sorta di sudditanza verso altre fedi. Se si decide di sospendere le lezioni, perché non organizzare in quei giorni dei corsi di recupero per gli studenti rimasti indietro? Sarebbe un servizio alla comunità, non una scelta di parte.
2. Laicità o Anticlericalismo?
Il nostro Paese spesso non sembra laico, ma anticlericale. In troppe scuole pubbliche non si tiene un atteggiamento coerente con l’istituzione che si rappresenta. La laicità dovrebbe essere accoglienza di tutti, non preferenza per alcuni a discapito della nostra storia.
3. Il festival dell’apparenza
Siamo diventati il Paese del complottismo o del “pensare male”, dove è iniziato il festival dell’epurazione di chi non è “in riga”. La formula è sempre la stessa: prima si distrugge, poi si compatisce.
Mi ricorda un episodio di anni fa durante un Cerano-Alessandria. Un gruppo di ultras aggredì un giovane fotografo; una volta arrivati i soccorsi, gli stessi aggressori erano lì a chiedere ipocritamente cosa fosse successo. Quando io, giovane telecronista, reagii con forza, venni tacciato di insensibilità. La verità è che spesso chi crea il danno è il primo a piangere lacrime di coccodrillo.
Quest’anno non ho guardato e non guarderò Sanremo. Forse, se iniziassimo a togliere importanza alle cose superflue, il mondo cambierebbe davvero. O, quanto meno, avremmo meno incubi. Le cose pubbliche appartengono a tutti, non solo a chi crede di “pensare bene” per conto degli altri”.


















