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ROMA (ITALPRESS) – Si è svolto in Senato, su iniziativa della senatrice Antonella Zedda e con il contributo della Camera di Commercio italiana in Cina, rappresentata dal Presidente Lorenzo Riccardi, un Convegno intitolato “Italia-Cina: Relazioni economiche e investimenti”. Il Convegno ha rappresentato un’occasione di grande valore per condividere riflessioni sulle relazioni economiche tra Italia e Cina e sulla nostra presenza industriale nel mercato. La Camera di Commercio Italiana in Cina, parte della rete delle 86 Camere di Assocamerestero, è oggi la più grande associazione imprenditoriale italiana nella regione dell’Asia-Pacifico. Alla nostra rete appartengono circa 1.000 aziende nel Paese, di cui 800 nella Cina continentale e 200 nella regione speciale di Hong Kong.
“Nell’ultimo anno abbiamo condotto insieme all’Università di Bologna una ricerca sulle radici storiche della presenza italiana in questo mercato; tramite l’analisi dei documenti d’archivio della Farnesina abbiamo ricostruito il ruolo dell’associazione nel facilitare scambi commerciali, reti imprenditoriali e mobilità italiana in Estremo Oriente. Questa storia testimonia la profondità e la continuità dei legami tra i due Paesi lungo tutto il Novecento” ha detto Lorenzo Riccardi, Presidente Camera di Commercio Italiana in Cina.
Oggi, dopo oltre 120 anni dalla fondazione dell’associazione, sono presenti in Cina circa 1500 aziende italiane, con investimenti per 16 miliardi di euro, che generano un fatturato di 33 miliardi, impiegano circa 130mila addetti e l’interscambio ha raggiunto i 75 miliardi di euro nel 2025. La Cina si conferma il nostro primo mercato in Asia e il primo fornitore al di fuori dell’Europa. “Le nostre imprese investono nei medesimi settori che caratterizzano l’export italiano: meccanica, alta gamma, moda, agroalimentare, farmaceutico e servizi” ha aggiunto Riccardi.
Nella Geografia degli investimenti, la presenza è fortemente concentrata nella Cina orientale, in particolare attorno a Shanghai, che ospita il più grande porto del mondo e dove si concentra il maggior numero di imprese italiane nella regione del Far East, insieme alle province limitrofe come il Jiangsu, con il distretto industriale di Suzhou, e lo Zhejiang, dove stanno crescendo nuovi insediamenti (tra cui Jiaxing ed Hangzhou). La distribuzione complessiva degli investimenti vede circa il 60% delle aziende italiane nella Cina orientale, mentre le altre aree si dividono quote più contenute, con il Nord e il Sud entrambi al 16% e il Sud-Ovest all’8%. Per quanto riguarda il commercio, nel 2025 l’export italiano verso la Cina (pari a 14 miliardi di euro) si è concentrato soprattutto su tessile e abbigliamento, macchinari, farmaceutica e chimica. Le importazioni dalla Cina (pari a 61 miliardi di euro) hanno invece riguardato principalmente chimica, farmaceutica, elettronica.
L’interscambio riflette la struttura delle due economie: da un lato l’Italia esporta beni di qualità e tecnologia manifatturiera, dall’altro importa componentistica, elettronica e prodotti chimici industriali, in un sistema sempre più integrato nelle catene globali del valore. Nei primi due mesi del 2026 il commercio è aumentato dell’8% a 12 miliardi di euro e le esportazioni italiane hanno segnato un delta positivo del 4,5% per 2,3 miliardi di euro di export verso la Cina. “Certo, oggi le nostre imprese si trovano ad affrontare sfide nuove e complesse: il rallentamento dei consumi, la crisi del settore immobiliare, le dinamiche geopolitiche, le difficoltà per le PMI e per i giovani nell’accesso al mercato, oltre ad alcune asimmetrie nelle condizioni per le imprese straniere. Allo stesso tempo, però, le opportunità sono proporzionali alla dimensione di questo Paese. La Cina è oggi la prima economia a parità di potere d’acquisto, leader nel commercio globale, nella produzione industriale, e promuove in Asia la più grande area di libero scambio. Il nuovo piano quinquennale rafforza lo sviluppo tecnologico, digitale, delle infrastrutture e della sostenibilità, in linea con il piano d’azione bilaterale siglato tra i due Paesi con valenza 2027, in cui anche la Camera è inserita come attore primario.
Per cogliere queste opportunità, sono fondamentali le missioni istituzionali promosse dal Governo e il supporto dell’intero Sistema Italia, in un contesto come quello cinese dove la politica ha un ruolo centrale nell’orientare l’economia. È inoltre importante rafforzare l’aggregazione tra imprese e promuovere realtà di dimensioni minori. In questa direzione la CCIC coordina lo EU SME Centre, progetto della Commissione Europea volto a sostenere la presenza delle aziende piccole e medie nel mercato cinese. È altrettanto importante promuovere la reciprocità e ridurre le barriere protezionistiche, mentre le politiche di attrazione degli investimenti cinesi verso l’Italia possono contribuire ad aumentare le interazioni e le opportunità anche per le imprese italiane già presenti in Cina. Il nuovo accordo fiscale tra Italia e Cina, in vigore dal 2026, va in questa direzione e favorisce un incremento degli investimenti bilaterali, strettamente legati all’andamento dell’interscambio. È importante promuovere un accordo in materia previdenziale, già siglato da Germania, Francia e Spagna ma non ancora dall’Italia. Le nostre aziende hanno tratto vantaggio dalle politiche visa-free garantite dalla Cina e una facilitazione per visti d’affari Schengen di lungo periodo porterebbe ulteriori vantaggi nelle relazioni con imprenditori e lavoratori cinesi.
Le politiche di attrazione degli investimenti mostrano un sistema articolato di incentivi fiscali e aree speciali in Cina, con agevolazioni mirate per investimenti in regioni strategiche come l’Ovest, la Greater Bay Area e Hainan. Le zone di libero scambio e la rete di accordi commerciali e fiscali rafforzano l’attrattività e l’integrazione del mercato cinese nel contesto regionale e globale. Le aziende italiane, in base ai dati della nostra survey 2026, vedono la Cina come destinazione primaria nelle strategie di gruppo, con nuovi investimenti utili a consolidare la presenza locale, promuovere ricerca e sviluppo e allargare canali di distribuzione tradizionali e digitali, con focus su alto di gamma e innovazione. In questo contesto, il valore del Made in Italy si esprime nella qualità del nostro tessuto industriale e nella presenza delle nostre imprese nei mercati esteri” conclude Riccardi.
– Foto ufficio stampa Camera di Commercio Italiana in Cina –
(ITALPRESS).













