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“Cinturrino spacciava, è peggio del demonio”. Le pesantissime dichiarazioni del testimone chiave

Caso Rogoredo. Parla un amico della vittima. Dure accuse nei confronti del poliziotto arrestato, cui attribuisce un movente inedito e inquietante.

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“Ero lì insieme ad altre tre persone. Ho visto Zack che entrava per recuperare la merce, io ero lì che aspettavo. Poi si sono sentiti dei rumori oltre gli alberi e i cespugli: ho visto Zack che usciva scagliando un sasso verso questo soggetto che dovrebbe essere un poliziotto. Io l’ho visto dopo, quando è uscito, e ha sparato a Zack senza mandare colpi di avvertimento, senza dire ‘fermo Polizia’. Ha sparato a freddo, ha sparato per uccidere. Ha sparato un colpo mortale, con molta precisione e fermezza, senza esitare due secondi, con la faccia che rideva. Stava ridendo quando gli ha sparato!”.

Così un testimone oculare dell’omicidio di Abderrahim Mansouri, noto come “Zack”, per mano del poliziotto Carmelo Cinturrino, avvenuto lo scorso 26 gennaio, rivela in esclusiva ai microfoni di Alanews alcuni dettagli relativi a quanto accaduto quel tardo pomeriggio nei pressi del “Boschetto della droga” di Rogoredo.

L’uomo, un tossicodipendente amico della vittima che ha chiesto di restare anonimo e non essere ripreso in volto, prosegue il suo racconto confermando l’ipotesi del depistaggio già al vaglio degli inquirenti:

“Dopo l’omicidio ho sentito che Luca (come Cinturrino era conosciuto in zona, ndr) ha detto al suo collega di andare a prendere ‘la prova’. Zack era una bravissima persona: non ha mai tenuto una pistola sul posto di lavoro, semplicemente perché non l’ha mai usata e non era il tipo di persona, non gli piacevano le armi. Anzi, lui era il tipo di persona che dava da mangiare a chi dormiva per strada, e la maggior parte dei soldi che guadagnava li spendeva così. Era un mio grandissimo amico, mi manca tantissimo”.

Il testimone denuncia inoltre un deliberato ritardo nell’allertare i medici e minacce dirette subite sul posto:

“Per quasi mezz’ora non sono stati chiamati i soccorsi né niente. Dopo un po’ Luca è venuto da me e dagli altri, mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto: “Prova ad aprire la bocca e dentro quella bocca di merda ci sparo. Ti faccio crepare”. Di lui ho paura, quell’uomo è il demonio!”.

Dalle dichiarazioni emerge il ritratto di un poliziotto che avrebbe gestito un vero e proprio racket criminale, noto tra gli spacciatori con il soprannome di “Luca Martello”:

“Lo chiamavamo ‘Martello’ perché lui spaccava le mani, le teste, le ossa, le ginocchia delle persone se non gli davamo i soldi o la droga. Luca Martello trafficava droga: prendeva soldi settimanali e cocaina, mentre l’eroina non la voleva: dei soldi se ne appropriava, la coca la ributtava nelle piazze, come un normalissimo spacciatore, solo che era uno spacciatore in divisa. Ho visto Luca Martello nel momento in cui vendeva droga, in borghese con la pistola e il martello indosso”.

Secondo la fonte di Alanews ripresa da Ticino Notizie, l’omicidio di Zack non sarebbe legato al rifiuto di pagare il pizzo, ma al fatto che la vittima fosse testimone di un altro crimine:

“Zack sapeva che Luca lo voleva uccidere, e negli ultimi giorni si vedeva che qualcosa non andava. Aveva paura, mi diceva che non si fidava neanche a uscire di casa, si guardava sempre in giro, era sempre in paranoia. E poi è successo: non per i pacchi, non per il pizzo, non per i soldi, ma perché era stato testimone visivo di qualcosa che va ben oltre la droga. Zack è stato testimone di un omicidio da parte di quest’uomo”.

L’intervista si chiude con accuse pesantissime che coinvolgerebbero altri settori delle forze dell’ordine:

“Tutto il traffico, tutto quello che ci andava dietro, erano tutti d’accordo. Lui insieme a tantissime altre squadre di Polizia della città. Per due volte ho visto la macchina di Luca insieme al suo socio che scortavano un’auto con un carico dentro”.

A dar valore a quanto dichiarato dal testimone, una donna (che manteniamo volutamente anonima), anch’essa consumatrice abituale di stupefacenti acquistati nel medesimo luogo e conoscente di Zack, la quale conferma che, tra i frequentatori di Rogoredo, Carmelo Cinturrino era soprannominato “Luca Martello” per l’uso frequente dell’utensile nei loro confronti a scopo minatorio e che, come dichiarato dal testimone, era il poliziotto stesso a spacciare cocaina.

N.B. Ticino Notizie non si assume la responsabilità della veridicità delle
dichiarazioni riportate dall’agenzia di stampa ALANEWS, ma ritiene doveroso renderle pubbliche.
Questo servizio non intende gettare alcuna ombra e discredito sull’operato quotidiano delle migliaia di agenti onesti che servono lo Stato e concorrono alla sicurezza dei cittadini

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