Lucio Corsi non ha iniziato la sua carriera quando è assurto alla notorietà grazie all’edizione del Festival di Sanremo 2025, ma molti anni prima, quando da ragazzo ha sperimentato prima il rock progressivo, per poi immergersi nel cantautorato di stampo italiano.
Naturalmente, ha avuto le sue basi di ispirazione nel suo percorso, che vanno dai Genesis a Peter Gabriel, per giungere ad una svolta completamente diversa, con nomi italiani quali Flavio Giurato ed Ivan Graziani.
Uno sviluppo quindi per strade variegate e di alto profilo musicale e testuale. Da lì in poi presero avvio le sue prime esibizioni pubbliche, iniziate nelle piazze; e molti estimatori lo seguono fin da allora.
Il suo primo EP risale al 2014, “Vetulonia Dakar” era il titolo. I brani come “Altalena Boy”, nel cui video lui suona al piano con un travestimento, pare riferirsi alla distanza che proviamo a volte verso le persone che pensavamo di conoscere, ed invece di colpo vediamo cambiare totalmente e non ce ne capacitiamo… E alcuni di noi cominciano ad immaginare motivi, ‘saranno stati gli alieni… Sarà diventato come Zorro!’.
In ‘Alieni’ il tema dell’incomprensione verso chi dovremmo solo provare a conoscere, si approfondisce, mettendo a nudo le rabbie verso chi in realtà è molto più in alto di chi lo scruta con diffidenza e paura.
In ‘L’astronave’ toni, parole e musica che vede protagonista la chitarra, si addolciscono, sciogliendosi nel mito del sogno che inizia in una stanza e pur con pochi mezzi, cerca la sua realizzazione, ‘sfondando il soffitto e sfiorando il naso del cielo’.
L’astronave è l’immaginazione che parte come un viaggio libero e senza limiti, in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo ti trovi, appena senti un disco ed immagini storie dietro a qualsiasi cosa osservi; è prorompente, è incontenibile, vitale e allegra, mentre si fa beffe di chi cerca di metterle intorno un recinto.
Così ho da subito visto proprio Lucio: un’anima elevata che plana e scende sulla Terra dall’alto.
Questi sono solo alcuni dei brani che ci raccontano più o meno gli inizi di Lucio, quegli esordi non conosciuti dalle grandi masse.
Poi la svolta sanremese: il cantautore dal linguaggio originale diventa noto al grande pubblico, con la canzone “Volevo essere un duro”, un brano che, come abbiamo poi visto anche ad Eurosong, dove si è classificato quinto, può assumere emozionanti e coinvolgenti sfumature rock; sfumature che non ‘picchiano’ però, accarezzano il cuore e ti sciolgono qualcosa dentro che non so descrivere. Probabilmente è proprio questa l’esibizione che più amo.
Lucio, per chi lo sa ascoltare, ti prende cuore e mente.
Fa discutere ed entra subito nel cuore di migliaia di telespettatori, mentre riflettiamo sul suo messaggio implicito, contrario a quella mascolinità tossica ma pure a quell’idea di vincente e ‘popolare’ ad ogni costo, in questa cultura dell’immagine perenne.
Ma Lucio non è timido, non è dimesso: da lui scaturisce una grande forza, una forza vera e disinvolta, che è qualla di un animo saggio che ha compiuto la sua evoluzione, e ha trovato un proprio senso alla vita; un’anima introspettiva come estrospettiva allo stesso tempo: studia sé stesso e scruta dentro l’altrui cuore, sfortunato forse, perché non ha così tanto amore ‘intorno’.
Torna in queste occasioni, con i travestimenti a lui tanto cari, perché forse lo fanno sentire la più precisa incarnazione dei concetti che mette in musica, diventando il miglior interprete di stati d’animo, come per fenomenologia ha fatto sempre la figura del clown, sovente nella sua versione del Pierrot.
“Volevo essere un duro” è anche il titolo dell’album che la contiene, insieme a brani come “Tu sei il mattino”, che narra in musica le prime volte della sua vita, tra le quali il primo amore, divenuto ‘mattino dell’esistenza’.
Fiore all’occhiello della sua carriera, l’ultimo album registrato dal vivo, “La Chitarra nella Roccia”, edito dall’Etichetta Sugar Music, che da’ il titolo anche ad un suggestivo film basato sul suo concerto svoltosi nell’Abbazia di San Galgano, presentato alla Festa del Cinema di Roma e giunto nelle sale a Novembre 2025.
Il film è stato diretto dal filmaker Tommaso Ottomano, ed era un desiderio “antico” di Lucio, finalmente esaudito.
Attualmente Lucio è in viaggio, con “L’European Tour 2026”, concepito con le stesse atmosfere intime del successo che l’ha fatto conoscere, Disco d’Oro 2025, e che toccherà la Svizzera in due date, Lugano e Zurigo. Questo tour segue quello italiano conclusosi a settembre 2025, che l’ha visto esibirsi nei più grandi festival riscuotendo un enorme successo, anche di critica, quest’ultima talmente favorevole nei suoi confronti, da guadagnargli due Targhe Tenco nel 2025, per la “Miglior Canzone” ed il “Miglior Album in assoluto”.
La prima data del suo Tour 2026, sarà proprio a Lugano, il 24 gennaio, al Padiglione Conza.
Nel live suonerà molti dei suoi successi attuali e più datati, come “Freccia Bianca”, “La Bocca della Verità”, “Radio Mayday”, “Il Re del Rave”, “Magia Nera” e appunto, “Volevo essere un duro”.
I musicisti che lo accompagneranno saranno quelli della band storica.
Per acquistare i biglietti per i live svizzeri:
Biglietteria.ch , TicketMaster, Ticketone (tramite Magellano concerti), o TicketSwap.
Le date del tour:
24 GENNAIO 2026 – LUGANO – PADIGLIONE CONZA
01 FEBBRAIO 2026 – ZURIGO – VOLKSHAUS
03 FEBBRAIO 2026 – VIENNA – SIMMCITY
05 FEBBRAIO 2026 – PRAGA – MEET FACTORY
06 FEBBRAIO 2026 – VARSAVIA – PROXIMA
07 FEBBRAIO 2026 – BERLINO – HEIMATHAFEN NEUKOLLN
09 FEBBRAIO 2026 – BRUXELLES – LA MADELEINE
10 FEBBRAIO 2026 – LONDRA – O₂ SHEPHERD’S BUSH EMPIRE
11 FEBBRAIO 2026 – LUSSEMBURGO – DEN ATELIER
13 FEBBRAIO 2026 – AMSTERDAM – Q – FACTORY
15 FEBBRAIO 2026 – PARIGI – ELYSEE MONTMARTRE
A cura di Monica Mazzei freelance culturale per TicinoNotizie.it


















