Centinaia di tifosi, alcuni li chiamano ultras del Ferencvaros in trasferta a Milano per la partita dell’Europa League contro il Milan hanno fatto una fulminea e pacifica manifestazione in Piazza Duomo.
Nulla di nuovo, non è la prima volta che tifosi di squadre avversarie delle squadre milanesi si fanno vedere in piazza Duomo. Soltanto che questa volta si tratta di tifosi particolari. Anche perché hanno esposto uno striscione “We have to defend Europe (Dobbiamo difendere l’Europa!) e un secondo striscione in omaggio a padre Giannicola Maria Simone, il parroco di Sant’Alessandro che rispose al dito medio dei maranza durante i disordini di ottobre.
La notizia è stata pubblicata perché qualche tifoso aveva la maglietta con l’immagine di Benito Mussolini e in tanti si sono esibiti con chiari saluti romani, poi c’era pure uno stendardo contro la comunità LGBTQ. Fin qui la cronaca.
Certamente l’Europa delle Nazioni, l’Occidente non si difende con queste rozze manifestazioni inneggiando a personaggi che non servono, lontanissimi dalla “buona battaglia” per liberare l’Europa dai burocrati di Bruxelles.
Non pretendo che i tifosi magiari conoscano la storia di Mussolini e del fascismo, per chi è interessato può leggere i volumi dello storico Renzo De Felice.
Tuttavia, per questi giovani ungheresi serve qualcuno che consigli a rifarsi ad altri personaggi del passato, magari scegliendo tra i tanti giovani studenti e operai che hanno combattuto a mani nude contro i carri armati comunisti di Mosca nel 1956. Cambiate storia, e poi se proprio vi serve qualche nome, inneggiate a Imre Nagy o a Pal Maleter, le figure simbolo della sollevazione popolare del 23 ottobre 1956. Anche perché con i saluti romani e l’immagine del duce, avete vanificato, o meglio “bruciato” il vostro ottimo messaggio che l’Europa va difesa.
Questo lo ha capito “politicoweb” con un interessante intervento che condivido in parte (Marcello De Angelis, Ultras ungheresi in piazza Duomo: «Dobbiamo difendere l’Europa». Il messaggio è giusto, il braccio teso lo brucia, 5.11.26, ilpoliticoweb.it)
“Gli ultras del Ferencváros in piazza Duomo hanno fatto in un pomeriggio quello che a Milano nessuno aveva ancora fatto: hanno messo nero su bianco, davanti alla Cattedrale, che l’Europa va difesa”.
Partiamo da ciò che è giusto. «Dobbiamo difendere l’Europa» non è uno slogan da stadio: è la domanda politica di questi anni. Difendere l’Europa significa difendere le sue città, le sue chiese, i suoi confini. E’ l’Europa delle Nazioni, quella che ha un popolo e una storia da proteggere. Che questo messaggio sia arrivato a Milano dall’Ungheria non è un caso. Il Ferencváros è il club di Budapest più legato a Fidesz, il partito di Viktor Orbán: il presidente Gábor Kubatov ne è stato vicepresidente per oltre dieci anni, fino alla sconfitta elettorale di aprile. La piazza di oggi è anche un pezzo della politica magiara in trasferta.
Interessante l’omaggio dei tifosi al parroco di Sant’Alessandro, Padre Giannicola Maria Simone, in un certo senso, diventato un simbolo il 17 ottobre, quando durante la guerriglia dei maranza nel centro di Milano un ragazzo incappucciato gli ha mostrato il dito medio e lui ha risposto con lo stesso gesto. Da Budapest hanno guardato Milano e hanno visto un prete sul sagrato, da solo, contro un branco.
Infine, sono d’accordo con il giornale: “il braccio teso brucia il messaggio. Un messaggio giusto portato in piazza con il saluto romano e il Duce sulla maglietta non è più un messaggio: è un regalo [alla sinistra]”.
La sinistra milanese aveva passato due settimane a difendere i fermati di ottobre e a parlare di «disagio giovanile». Da oggi ha di nuovo il suo titolo preferito: i fascisti in piazza Duomo”.
E visto che si parla di Ungheria, non poteva mancare l’acido commento di Ilaria Salis che pretende spiegazioni perché le Forze dell’Ordine hanno permesso di inscenare l’indegno spettacolo.
Concludo precisando che per salvare l’Europa, meglio l’Occidente, certamente serve conoscere la Storia, le nostre Radici Cristiane, ma oggi di fronte al suicidio demografico in Europa, serve credere nel matrimonio e nella famiglia, quindi sposarsi, e generare figli.
Indispensabile impegnarsi ogni giorno contro la dittatura del relativismo, contro l’ideologia woke e oggi contro la nuova alleanza politica islamo-comunista che odia la nostra civiltà.













