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Arresti ultras indagine #doppiacurva. Il Gip, la Curva la Nord dell’Inter ha una ‘Santa Barbara’

La Curva nord dell’Inter avrebbe avuto nella propria disponibilità una “vera e propria Santa Barbara” di “armi da guerra” e “materiale utile” a commettere “agguati” come “lampeggianti, paletta segnaletica e pettorine delle forze dell’ordine”.

Così il gip di Milano, Domenico Santoro, nelle 16 pagine con cui ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere per il 50enne ultras dell’Inter, Cristian Ferrario, ritenuto il ‘custode’ dell’arsenale della curva nerazzurra di Cambiago.

Tra le 54 ‘armi’ repertate dagli uomini della squadra mobile di Milano diretta da Alfonso Iadevaia compaiono carabine Remington, fucili-doppietta della Beretta, AK47, mitragliatrici Uzi, fucili a pompa, proiettili e munizioni, puntatori laser e 3 bombe a mano di fabbricazione jugoslava. Una scoperta che getta una “sinistra luce” sull’ipotesi di associazione a delinquere finalizzata all’agevolazione della ‘ndrangheta contestata dai pm Paolo Storari e Sara Ombra nell’inchiesta ‘Doppia Curva’ che, a fine settembre, ha azzerato i vertici del tifo organizzato di Milan e Inter.

Perché se è ragionevole “ipotizzare”, scrive il gip, che in un “contesto come quello del tifo” si possano trovare petardi, fuochi d’artificio e anche “strumenti atti ad offendere” (mazze, coltelli, bastoni, tirapugni), il ritrovamento di “bombe a mano dall’elevatissima capacità offensiva”, “giubbotti antiproiettile” e materiale con cui camuffarsi da poliziotti dipinge un “quadro inquietante”.

Per il giudice si è di fronte a “una proiezione criminosa” della curva nerazzurra “più preoccupante di quella finora emersa”.

Nell’ordinanza del giudice vengono elencati, uno ad uno, i 54 ‘pezzi’ trovati nel magazzino, tra cui anche “segni distintivi e contrassegni della Polizia” contraffatti, un “fucile semiautomatico”, puntatori laser per fucili, “munizioni”. Gli inquirenti sono arrivati a quel box “nell’ambito di attività info-investigativa”, viene scritto, e parti del provvedimento, come l’interrogatorio dell’arrestato, sono omissate.

Da giorni ormai Beretta ha scelto di collaborare coi pm, anche per ricostruire, pare, l’omicidio dello storico capo ultrà Vittorio Boiocchi del 2022, finora irrisolto.
Quel magazzino, come ricostruito negli atti, era stato affittato in nero da una persona “a Cristian e Andrea”, stando ad una testimonianza, “circa 5-6 anni fa”. Le armi e tutto il resto sono stati trovati dagli investigatori in “alcuni armadietti”. Le bombe a mano, “a frammentazione antiuomo” di “produzione jugoslava”, erano dentro “una scatola aperta”.

Ferrario, interrogato dal gip, ha riferito che lui di quelle armi non sapeva nulla e che lui faceva “un po’ il tuttofare di Andrea”. E ha aggiunto: “Beretta è sempre stato una persona protratta a vantare di avere degli arsenali di armi. Si è sempre vantato. Secondo me era una proiezione futura”. Ferrario viveva in un appartamento, vicino al magazzino, di una “società riconducibile” a Beretta, la “We ara Milano”. Il giudice ricorda come Ferrario, stando agli atti dell’inchiesta “doppia curva” che ha portato agli arresti di fine settembre, si fosse messo a disposizione anche come presunto prestanome per Beretta e Bellocco. Non solo, dunque, come “custode” di “micidiali armi da guerra”.

Per il giudice ora, con le indagini, vanno accertati “i canali di approvvigionamento dell’arsenale” e pure “l’eventuale utilizzo, affatto da escludere, di talune delle armi in episodi delittuosi”. Come nell’omicidio di Boiocchi, anche se allo stato non risulta che una delle armi recuperate a Cambiago sarebbe quella che ha sparato.

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