La Procura di Milano ha chiesto di processare 143 persone imputate nell’inchiesta ‘Hydra’ sul “sistema mafioso lombardo”, la struttura confederativa orizzontale dove convivrebbero esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra ribattezzata dalle cronache ‘mafia a tre teste’ o ‘supermafia’. La richiesta di rinvio a giudizio è firmata dal Procuratore di Milano Marcello Viola con la pm Alessandra Cerreti e il sostituto Rosario Ferracane.
Fra i principali esponenti di cosche, ‘ndrine e famiglie mafiose, oggetto della prima operazione di carabinieri del Nucleo investigativo e Ros nell’autunno 2023 quando il gip Tommaso Perna respinse 142 richieste d’arresto su 153 (ordinanza poi riformata da tribunale del Riesame e Cassazione), compaiono Gioacchino Amico e Giancarlo Vestiti della componente romana del ‘gruppo Senese’, storicamente legata al clan camorristico Moccia di Afragola; Giuseppe ‘Ninni’ Fidanzati dell’omonima famiglia di cosa nostra, i calabresi Santo e Filippo Crea della cosca Iamonte facente parte della locale ndranghetista di Desio collegata a quella di Melito Porto Salvo; Massimo Rosi e Vincenzo Risposti della locale di Legnano-Lonate Pozzolo collegata alla locale crotonese di Cirò e Paolo Aurelio Errante Parrino, ritenuto l’uomo al Nord di Matteo Messina Denaro, condannato a partire dal 1997 per mafia come appartenente al mandamento di Castelvetrano guidato dal padre dell’ex super latitante.
Chiesto al gip di processare anche gli imprenditori Giovanni e Rosario Abilone. Le accuse sono a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico e spaccio di droga, tentata rapina, detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni, frode fiscale e omesso versamento delle imposte, riciclaggio e false fatture. Nelle 161 pagine di richiesta di rinvio a giudizio i pm indicano fra le fonti di prova le dichiarazioni di 6 collaboratori di giustizia e pentiti. Quattordici le persone offese dai reati fra cui i Comuni di Milano e Varese e la Regione Lombardia.