Il ‘Movimento 17 ottobre’, nato all’indomani degli scontri a Milano dello scorso fine settimana, annuncia con un lungo comunicato su Instagram che domani ci
saranno tre concentramenti in altrettante piazze senza preavviso. “Non ci hanno fermato con leggi, non ci hanno fermato coi blindati. Sabato quando lo diremo noi, dove lo diremo noi. Non ci rappresenta nessuno, ci organizziamo” e’ il proclama.
“Il governo ha scelto la sua risposta.
Martedi’ 20 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato un
nuovo decreto-legge sulla sicurezza, con un nuovo reato di
violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, fino a 5
anni di carcere, l’estensione del fermo preventivo e 500
militari in piu’ per Milano – si legge nel post, il “secondo
comunicato” del gruppo -. In meno di due giorni e’ stato
scritto, approvato ed e’ entrato in vigore un provvedimento che
per noi ha un solo significato: un pugno autoritario contro chi
dissente, di una durezza che non si vedeva dall’epoca del
fascismo. Non e’ una sorpresa ma anzi la conferma di cio’ che
abbiamo detto fin dal primo comunicato: un governo che risponde
al disagio di una generazione con i soldati, le manette e i
decreti non vuole ascoltarci. Vuole che stiamo zitti.
Questa risposta ha un obiettivo chiaro: militarizzare le nostre piazze
prima ancora che si riempiano. Presidi, blindati, cordoni, zone
rosse. Piazza Duomo a Milano, piazza Nettuno a Bologna e le
altre piazze annunciate sono gia’ il bersaglio: un luogo noto,
delimitabile e controllabile”. Quindi viene esposta la
strategia: “Non saranno piu’ i luoghi indicati nei nostri
appelli. Non rinunciamo a scendere in strada: cambiamo il modo
in cui lo facciamo. Un movimento che ha scelto di essere fluido
lo e’ anche nelle piazze: ricordate ‘be water’. La strategia e’
la seguente: le piazze iniziali non sono piu’ valide. Non andate
a Piazza Duomo, a Piazza Nettuno o negli altri luoghi gia’
indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di
loro. Alle 14.30 in punto, in ogni citta’, comunicheremo tre
concentramenti. Tre punti distinti per citta’, resi noti solo
mezz’ora prima. Nessun luogo anticipato, nessuna soffiata,
nessun cordone gia’ pronto”. “Ognuno si organizzi con il proprio
gruppo di riferimento – spiegano -. Collettivo, organizzazione,
gruppo spontaneo o semplice gruppo di amici: ritrovatevi prima,
decidete insieme come muovervi e non andate da soli. Chi si
muove in gruppo si protegge e si conosce. Ogni gruppo si dirige
verso il concentramento geograficamente piu’ vicino. Non serve
coordinare, comandare ne’ contare: basta seguire la logica della
prossimita’. Cosi’ le tre piazze si riempiono in modo naturale,
dal basso. Alle 15.30 comunicheremo la piazza finale.
I tre concentramenti si muoveranno in corteo verso il punto indicato,
per ritrovarsi insieme in un’unica grande piazza. Tre fiumi che
confluiscono in uno”. E in fondo le ragioni che li spingono alla
protesta: “Perche’ la piazza e’ nostra e non intendiamo
consegnarla a chi la vuole trasformare in un recinto. Perche’
non vogliamo offrire bersagli, e per noi e’ questione di tutela
collettiva. Perche’ una piazza che si muove, si incontra e si
ricompone e’ una piazza che pensa, cresce e discute
politicamente e non una piazza che aspetta di essere
circondata”.













