Nelle ore in cui la città faceva i conti con la psicosi e la paura per una presunta manifestazione studentesca potenzialmente a rischio disordini, fortunatamente rivelatasi poi pacifica e sotto controllo grazie al imponente presidio delle forze dell’ordine, a parlare con noi di Ticino Notizie è stato Alessandro, uno studente di diciannove anni dell’Istituto Professionale “Leonardo da Vinci” (IPSIA). Intervistato in diretta, il giovane ha offerto uno spaccato lucido e per nulla scontato sul clima che si respira tra i banchi e nel mondo giovanile.
Interrogato sul clima di tensione che nelle ultime 24 ore aveva spinto molti commercianti a barricarsi dietro le saracinesche abbassate e diversi genitori a tenere i figli a casa, Alessandro ha ridimensionato l’allarme: “La mia opinione è che, sinceramente, la gente si allarma per nulla. È chiaro che a Magenta non può succedere tutto quello che è successo a Milano”.
Tuttavia, il diciannovenne non nasconde una certa frustrazione per le difficoltà quotidiane vissute all’interno della scuola: “Stiamo scioperando da due settimane perché è da due anni che ci promettono cose e non cambia nulla. Noi frequentiamo un istituto professionale con diversi laboratori, ma se mancano gli strumenti e i materiali per lavorare, come possiamo diventare dei lavoratori qualificati e avere un futuro assicurato?”.
Inevitabile il passaggio sui recenti e gravi fatti di cronaca avvenuti a Milano e in altre città, segnati da saccheggi e violenze. Su questo punto la presa di posizione di Alessandro è netta: “Da una parte ci sta essersi un po’ rivoltati perché molte volte le manifestazioni tradizionali non funzionano e non si viene ascoltati da chi sta in alto. Però là si è andati oltre”.
Il giovane condanna senza appello i comportamenti di chi ha approfittato delle proteste per delinquere: “Sono d’accordo sul fare sentire la propria voce, ma non sul danneggiare o saccheggiare. Rubare scarpe o borse entrando nei negozi non è una cosa corretta: crei danni a dei privati, a gente che lavora, e così la protesta perde di senso”. Dietro al desiderio di possedere oggetti costosi, secondo il ragazzo, c’è spesso il disagio di sentirsi inadeguati o di voler “essere stilosi”, ma la deriva criminale resta ingiustificabile.
Nel corso dell’intervista si è poi aperto uno spazio di riflessione più profondo sul futuro. Ai giovani d’oggi, ammette Alessandro, i sogni non mancano, ma è sempre più difficile coltivarli: “Facciamo fatica a pensare ai nostri sogni perché ci ritroviamo in una situazione in cui dobbiamo pensare più a come crescere e sopravvivere. Non sappiamo se, quando saremo grandi, potremo avere pensioni sicure o permetterci di comprare una casa”.
Infine, un giudizio severo ma maturo rivolto alla classe politica: “I politici danno risposte solo a ciò che è più comodo e alle fasce di età più alte, ignorando chi sta alla base. Cosa chiederei a chi ci governa? Di pensare meno alle cose inutili, di pensare al bene dell’Italia e di smetterla di litigare tra destra e sinistra, perché alla fine l’obiettivo dovrebbe essere lo stesso per tutti”.
Parole che aiutano a smontare i pregiudizi e a superare l’allarmismo, restituendo dignità e complessità al punto di vista delle nuove generazioni.













