RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Premessa doverosa, così nessuno si offende prima del caffè: nulla contro i ciclisti. Davvero. Ottimo sport, ottima abitudine, polmoni felici. Nulla contro il fatto che sulle ciclabili sfreccino a record dell’ora senza suonare il campanello, come se il Tour partisse da dietro il mio pianale. Nulla contro il simpatico assembramento in treno, dove la bici occupa l’uscita, il corridoio, l’anima e, nelle stazioni, l’ascensore intero che poi – miracolo della tecnica – si guasta. Non per colpa loro, sia chiaro.
E nulla c’entra se la sera pedalano in mezzo a strade scure come la coscienza di un assessore, senza una luce, senza un giubbino, affidati alla Provvidenza e ai fari degli altri.
Il problema, cari miei, non sono loro. Sono le strade.
Le nostre strade piccole, strette, poco illuminate, mal messe, rattoppate come calzini del nonno. Non sono più idonee né per i ciclisti né – udite udite – per le auto.
Perché mentre le strade sono rimaste quelle degli anni ’90, o addirittura si sono ristrette per far posto a fioriere, dossi artistici e arredi urbani pensati da chi va in ufficio in monopattino, le auto sono diventate il doppio.
Dati, visto che li volete? Eccoli.
L’auto italiana è diventata l’11% più lunga. Le auto in Europa si allargano di 1 cm ogni due anni. Il Land Rover Defender è cresciuto di 20,6 cm in sei anni, la Volvo EX90 di 4,1 cm in un solo anno.
Tradotto: provate a incrociare un SUV moderno sulla strada più stretta e pericolosa del mondo, la SP4 / SP206 Voghera-Novara tra Cerano e Cassolnovo – quella che in Piemonte è SP4 Trecate-Cassolnovo e in Lombardia diventa SP206, e cambia pure asfalto al confine come se cambiasse pianeta – mentre dall’altro lato arriva il gruppo ciclistico del sabato. Sei destinato al fosso, al frontale nel superare, o al rischio di tirarne sotto uno. A scelta del cliente.
E i ciclisti? Nel 2025 in Italia, secondo il rapporto ACI-ISTAT, gli incidenti sono stati 177.207 (+2,2%), i feriti 237.822, i morti 2.868. Calano i morti totali, -5,3%, applausi. Ma indovinate chi paga il conto? I ciclisti: 198 morti, +20% in un anno. Trenta in più sulle e-bike (+50%), 25 sui monopattini. La mobilità dolce fa 253 vittime (+21,6%). Non proprio dolcissima.
Intanto le ciclabili nei capoluoghi hanno superato i 6.000 km (+28,8% dal 2019). Bello. Peccato che fuori dai capoluoghi, dove la gente vive davvero, ci sia il buio cosmico. Illuminazione pubblica: 172 punti luce ogni 1.000 abitanti in media, con voragini regionali. E l’80% degli italiani definisce le strade “a rischio”.
Allora, proposta indecente:
1. Allargare le strade. Rivoluzionario, lo so. 2. Illuminarle. Con i LED, col solare, con le preghiere, ma illuminarle. 3. Creare ciclovie vere, separate, illuminate magari a energia solare o pedalata dagli stessi ciclisti – così fanno anche palestra.
E già che ci siamo: vogliamo mettere un limite alla velocità pure per i ciclisti in discesa a 70 km/h col vento nei capelli? E un limite alle dimensioni delle auto che ormai non entrano più nei box costruiti per la Panda?
E la cosa peggiore, il gruppo. Il gruppo da Giro d’Italia del dopolavoro. Primo: si potrebbe fare una legge e limitarne il numero? Diciamo a 7, numero biblico, perfetto per non occupare due chilometri di provinciale? Perché quando li trovi in 25 affiancati sulla SP4/SP206, con atteggiamento da maglia rosa ma senza ammiraglia, il sorpasso diventa un atto di fede.
Nessun governo ha mai fatto le tre cose insieme. Passano governi di ogni colore, ma il problema si ingrossa… o ingrassa, come le auto.
In attesa del teletrasporto o dell’immobilismo totale – che di questo passo è la stessa cosa – ricordiamoci una cosa semplice: la mobilità è libertà. Privarla, limitarla, ostacolarla è un vero problema. Questi sono i diritti, non altre cose della sfera privata.
La politica entra nelle nostre case, nelle nostre camere, nei nostri frigoriferi. Ma non entra nelle cose di strada. E nemmeno in treno”.
Cordialmente, in attesa di una strada illuminata,
Massimo Moletti













