Un atto vandalico che unisce il degrado all’orrore. Nelle scorse notti, un gruppo di sconsiderati s’è introdotto nel cimitero di Magenta, lasciando dietro di sé una scia di danni, vani tentativi di furto e un macabro sfregio che ha lasciato senza parole.
I malviventi si sono accaniti in primo luogo sulla cappelletta del camposanto, una struttura purtroppo già da tempo in condizioni fatiscenti, dove le infiltrazioni d’acqua e l’incuria mostrano da anni i segni del tempo. Dopo aver forzato la porta d’ingresso, anch’essa già parzialmente danneggiata in passato, i balordi hanno scardinato l’accesso al locale adibito a sagrestia, dove un tempo venivano custodite le vesti dei sacerdoti.
Da lì è partita la caccia a un tesoro inesistente: i vandali hanno cercato di scardinare la cassa delle offerte della cappella e hanno persino forzato il tabernacolo dell’altare. Ignoravano, evidentemente, che da oltre trent’anni in quel luogo non viene più celebrata la Santa Messa e che il tabernacolo era inevitabilmente vuoto. Non paghi, si sono spinti all’esterno girovagando nel buio tra i viali del camposanto, fino a individuare e rompere un’ulteriore cassetta delle offerte situata nel centro del cimitero.
Ma è stato prima di fuggire che i responsabili hanno compiuto il gesto più inquietante. Sull’altare della cappella hanno collocato un vero teschio umano, sul quale avevano precedentemente disegnato degli occhiali attorno alle cavità oculari. Un’azione grottesca e incommentabile, che va oltre il semplice vandalismo per toccare la profanazione. Resta al momento un mistero la provenienza del resto osseo.
L’episodio riaccende inevitabilmente i riflettori sullo stato di abbandono in cui versa la cappelletta e sulla necessità di un maggiore presidio di sicurezza per il luogo di sepoltura cittadino.












