La politica del sempre uguale. Non so se è sempre uguale, ma dice sempre le stesse cose.
I NUMERI DEL BOLLO
Nel 1947, quando a Montecitorio si discuteva l’articolo 69 della Costituzione sullo stipendio dei parlamentari, i rappresentanti del popolo guadagnavano il corrispettivo di 25 mila lire al mese, circa 800 euro, più un gettone di 1.000 lire al giorno. In totale non portavano a casa più di 1.300 euro di oggi.
Allora il rapporto era umano: un operaio di terzo livello guadagnava 13 mila lire, un terzo di un deputato. Settant’anni dopo, chi siede in Parlamento guadagna quasi 10 volte un impiegato e 13 volte una tuta blu.
Oggi? A decorrere dal 1° gennaio 2012, l’importo netto dell’indennità parlamentare è pari a 5.246,54 euro, circa 5.000 euro netti al mese dopo le addizionali, su un lordo di 10.435 euro. Con diaria, rimborsi e collaboratori si arriva a 12-14 mila.
Ecco perché molte persone vogliono entrare, nessuna vuole uscire.
L’ANTIPOLITICA NEI NUMERI
La gente poi è tremenda, vota sempre l’opposto.
Dal 1948 al 1979 l’affluenza era sopra l’80-90%. Poi il calo: 0,5 punti all’anno dal 1979.
* Politiche 2018: affluenza appena sotto al 73%, record negativo di allora • Politiche 2022: affluenza appena sotto al 64%, peggiorando di 9 punti il record negativo nella storia repubblicana • Europee: dall’86,1% del 1979 al 66,5% del 2009, fino al 49,68% nel 2024, prima volta sotto il 50%
È il tuo Vangelo dell’Illusione che non funziona più. La gente tra gratta e vinci, macchinette e dirette Facebook ha memoria corta, ma alle urne non ci va proprio.
L’ANEDDOTO CHE CI INCHIODA – PEPPONE DOCET
Te lo ricordi tu, Peppone vero.
In Don Camillo monsignore… ma non troppo (1961) succede esattamente il nostro copione: i superiori di Don Camillo si sbarazzano di lui facendolo monsignore e trasferendolo a Roma. Lo stesso hanno fatto i dirigenti del partito comunista con Peppone, eletto finalmente al Parlamento come senatore.
Guareschi l’aveva capito 70 anni fa. Quando Peppone diventa Onorevole, lo si allontana dal paese per farlo stare buono. A Roma. Dove il suono è impossibile da accordare.
E l’altra scena, quella che citi sempre tu: Peppone deve scegliere se fare il deputato a Roma o restare sindaco. Don Camillo gli fa il discorso struggente in stazione, lui scende dall’altro lato del treno e torna in paese.
È il bollo. Se te lo mettono, non lo levi più.
I 4 VANGELI AGGIORNATI
1. Presenza: Comparire sempre. Nel 1948 c’era il comizio in piazza, nel 2026 c’è la diretta Facebook continua. Stesso teatro, cambia solo il palcoscenico. 2. Sofferenza: Fare vedere che lo fai per il tuo popolo. Nel ’47 con 1.300 euro al mese era credibile. Con 5.000 euro netti più rimborsi, un po’ meno. 3. Illusione: Descrivere un periodo bellissimo o bruttissimo in base alla tua presenza al governo. Funzionava quando votava il 92,5% alle regionali del 1970. Non quando al ballottaggio vota il 33,87%. 4. Odio misto a sbeffeggio: Ripetere sempre la stessa nota con la chitarra scordata di Amazon. Perché chi ascolta non impara mai tre accordi in croce.
Alla fine aumentano solo i loro stipendi, non le loro idee. E il titolo resta: Sindaco, Onorevole, Senatore.











