Si starebbero concentrando su un
camion cisterna, descritto da alcuni testimoni, le indagini
della Procura di Milano per inquinamento delle acque in merito
allo sversamento di idrocarburi, avvenuto il 4 settembre, nel
Naviglio Grande, che ha creato una scia di oli esausti di 28
chilometri, da Magenta fino al capoluogo lombardo.
Da quanto si è saputo, nell’inchiesta coordinata dalla pm
Giulia Floris, con l’aggiunto del dipartimento che persegue
anche i reati ambientali, Paolo Ielo, e il procuratore Marcello
Viola, alcuni testimoni avrebbero riferito di aver visto un
mezzo pesante con cisterna in una frazione di Magenta, quella in
cui si concentrano le indagini e in cui potrebbe essere avvenuto
lo sversamento in un tombino vicino al Naviglio Grande.
Così ora
nell’ambito degli accertamenti, condotti dai carabinieri, si sta
lavorando proprio per rintracciare quel camion, anche
continuando ad analizzare tutte le immagini delle telecamere
della zona.
L’ipotesi resta quella di uno sversamento doloso nelle
fognature che avrebbe potuto causare gravissimi danni
ambientali, se non ci fosse stata una tempestiva azione di
contenimento della macchia oleosa.












