Sono in corso gli accertamenti dei
tecnici di Arpa e del Gruppo Cap, che gestisce le fogne, a
Magenta, dopo lo sversamento che venerdì pomeriggio ha
provocato un inquinamento delle rete idrica nel Milanese,
attraverso il Naviglio Grande, con una macchia oleosa che si è
estesa per 28 chilometri fino al capoluogo lombardo. In
particolare le indagini si concentrano su due diramazioni
fognarie nella frazione di Ponte Vecchio di Magenta. Sul posto,
stamani, c’è stato un sopralluogo di Carabinieri e Guardia di
Finanza.
Dal tombino che si trova a ridosso del ponte sul Naviglio
Grande, infatti, a valle del quale è risultato tutto sporco di
idrocarburi mentre a monte, risalendo verso Magenta, tutto nella
norma, si diramano due condotte: una si inoltra nelle campagne e
una verso un’area edilizia in costruzione, dove però non vi
sarebbero ancora allacciamenti.
Gli accertamenti, quindi, sono
tesi prima di tutto a escludere che chi ha versato gli
idrocarburi lo abbia fatto da quel tombino e non da un’altra
posizione. Contemporaneamente si lavora sulle telecamere: in
quel punto sono poche, ma una o più autobotti potrebbero essere
state immortalate dalle telecamere stradali anche dei dintorni.
Tra le ipotesi, quelle relative a un vicino complesso
industriale in disuso, l’ex Saffa, e quelle sul cantiere edile
nei pressi di viale Isonzo dove si trova il tombino, non vengono
considerate utili. Anche se al momento non è possibile nemmeno
escludere che terzi vi si siano recati per sversare.
Del tutto
scartata, invece, l’ipotesi di un furto di gasolio
dall’oleodotto che porta a Malpensa (Varese), dove in passato si
erano verificati alcune intrusioni per furti di carburante.
“Entro domani dovremmo avere certezze sull’esatto punto di
sversamento – spiega il sindaco di Magenta, Luca Del Gobbo, che
stamani era sul posto – l’elemento primo da cui partire in
parallelo con la composizione esatta delle sostanze della
macchia, di cui si è fatta carico L’Arpa”.












