Senatore Garavaglia, nei suoi recenti interventi a Class TV lei è tornato su un nodo centrale per la nostra economia: il futuro di Monte dei Paschi di Siena e la tutela del credito alle PMI. Il Governatore della Toscana, Eugenio Giani, ha ipotizzato l’uso del Golden Power su MPS. Qual è la sua posizione?
L’ipotesi di attivare il Golden Power su MPS richiede una riflessione ampia: in gioco c’è l’interesse generale del Paese, non la semplice difesa di un marchio. L’intervento pubblico ha messo in sicurezza un istituto che rischiava il fallimento, per poi rimetterlo progressivamente sul mercato. Oggi la buona politica deve auspicare — nel pieno rispetto delle dinamiche di mercato — la miglior soluzione possibile indirizzata all’erogazione del credito all’economia reale.
Uno dei punti chiave del suo intervento riguarda le regole europee sui requisiti patrimoniali. Perché ritiene urgente un loro aggiornamento?
Siamo ancora bloccati da parametri stringenti pensati per la fase acuta della “tempesta”. Adottando una flessibilità operativa simile a quella dei modelli USA o UK, libereremmo risorse enormi per il sistema produttivo: basti pensare che solo un grande gruppo come Intesa Sanpaolo potrebbe erogare oltre 120 miliardi di euro di credito aggiuntivo a famiglie e imprese.
Le piccole imprese lamentano da tempo una stretta sul credito. Che impatto stanno avendo i processi di fusione bancaria?
Il fenomeno del Credit Crunch è concreto e preoccupante. Le operazioni di fusione rischiano di tradursi in un’ulteriore riduzione dei fidi accordati alle aziende, per via delle sovrapposizioni e dei rigidi modelli di scoring accentrati. Le piccole imprese con meno di 20 dipendenti hanno già subito un taglio del credito del 37%, un dato drammatico se ricordiamo che questo segmento rappresenta il 30% del PIL e ben metà dell’occupazione nazionale.
Come si contempera la spinta del mercato verso i “giganti bancari” con il valore delle banche radicate sul territorio?
Il mercato finanziario tende a rincorrere il mito dei giganti, ma sono le Banche di Credito Cooperativo (BCC) e gli istituti locali a sostenere in modo prevalente l’economia reale grazie alla conoscenza diretta del tessuto imprenditoriale. Un’eventuale integrazione tra MPS e altre realtà bancarie ha senso solo se non si trasforma in un drastico taglio delle linee di credito, ma si converte in servizi migliori e più competitivi per cittadini e imprese.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze detiene ancora una quota residua del 4,8% in MPS. Quale deve essere il ruolo delle istituzioni in questa fase?
Sulla quota residua in pancia al MEF la differenza la fa la visione di lungo periodo. L’intervento statale ha fatto la sua parte nella fase d’emergenza; ora la politica deve garantire una regia alta affinché il processo di dismissione completi il rilancio dell’istituto a beneficio del tessuto economico nazionale.












