Cinema, le prime recensioni di Locarno 79

A cura di Monica Mazzei

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LES YEUX VERT (GLI OCCHI VERDI), regia di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh.
Belgio, Francia, Svezia.
PIAZZA GRANDE, 5 agosto 2026.
Premiata Isabella Rossellini con Excellence Award.

L’occhio verde protagonista del titolo, altro non è che l’occhio della natura, delle foglie, che con la sua Pace tutto rassicura.
Quando il padre, a rischio di espulsione dalla Francia non perde tempo, dirigendosi in Spagna, alla ricerca di miglior fortuna, raccomandando ai figli di restare uniti e vegliare uno sull’altro (la mamma purtroppo è già deceduta), il fratello maggiore cade in un sonno profondo come il coma, del quale pare i tg scientifici abbiano già parlato come di una condizione che può manifestarsi in bambini e ragazzi fortemente traumatizzati.

Chaya e Noor lo sono di sicuro: dopo essersi perfettamente integrati in Francia, aver imparato la lingua ed essere amati da tanti cittadini ragazzi e non, dopo un colloquio con la migrazione, rischiano di vedersi negare i requisiti per poter restare ancora.

Musiche corali e tribali accompagnano i punti salienti della pellicola, mentre non si riesce quasi più a distinguere il sogno onirico dalla realtà.

Noor vive una vita a parte, dove una specie di sangue nero come petrolio ricopre ogni cosa.

Per la sorellina, tuffarsi in una rischiosa rincorsa per recuperarlo, e’ vivere un viaggio nel ricordo e nella nostalgia e nella paura, che affiorano dal percorso fuori dalla realtà del fratello.

Cosa succederà a questo punto? I due fratelli che fino a quel momento si erano incontrati in sogno, si scorgeranno anche nel momento in cui la generosa bimba rischierà di essere inghiottita dallo stesso nulla, che ricorda altra favola moderne per bambini, che raccontano di depressione giovanile e perdita della speranza.

A quel punto, Noor reagirà e…

Una storia delicata e ricca di speranza e dell’amicizia senza frontiere di chi aiuterà questi due ragazzi.

Ore 14:00 del 06.08.2026, Isabella Rossellini ha presentato al Cinema Rex il suo documentario fuori dalle roche e composto di molteplici episodi: “PORNO GREEN”.

Porno Grenn e’ il titolo ad alta potenza istintiva, come ama ripetere l’autrice ed attrice protagonista Isabella Rossellini, che ci guida nel cuore di un nutrito gruppo di cortometraggi, di volta in volta, a temi che invitano alla riflessione sul danneggiamento provocato dall’uomo negli ecosistemi marini e terrestri, e di come poi danneggino anche l’essere umano che per esempio si nutre dei suoi frutti.

Al di là di una possibile inclinazione al “veganesimo”, non si può negare che da decenni già gli esperti ci avvisino.

La Rossellini si fa testimonial e variopinta interprete di contesti che trasmetterebbero maggior angoscia, non fosse per l’umorismo giocoso, quasi infantile e tipico di chi parla di qualunque argomento senza tabù, ed il trasformismo con i quali comunica agli spettatori i messaggi che le stanno a cuore.

In questo mix di poesia, cinema, arte varia e apprendimento scientifico che si allaccia all’evoluzione darwiniana delle speci (l’attrice-regista ed ex modella, e’ fin da piccola appassionata di etnologia e natura, e proprio per questo ha conseguito un master a 55 anni, in Etologia), non manca di rapportarsi in modo originale alla propria storia di famiglia, come il ruolo del padre nel cinema e nella sua formazione artistica ed affettiva di figlia; nonché di indagare la capacità materna della genitrice, quasi confrontandola in modo audace a quella del regno animale.

Una breve incursione la vede tuffarsi anche nel cinema neorealista italiano, che le permette di offrirci uno scorcio nel quale i non considerati dagli invasori erano gli
italiani, che si vedevano distruggere la vita e la famiglia, tema portante del costume italico, in uno scrocchiare di dita.

Uno sguardo si estende anche alla Bibbia, al suo racconto del Diluvio Universale e della differenza di generi che diceva restituire la vita alla Terra, nonostante l’inclinazione verso lo stesso genere, a detta della regista, non è affatto esclusa nel regno animale.

Infine ci conduce nella propria fattoria, dove ha concretizzato la sua dimensione ultima, circondata dagli animali che da sempre ama al punto che, facendo scorrere tante foto ricordo, li si vede spuntare come elementi imprescindibili, in ogni scatto anche da modella.

La Rossellini coltiva e ci trasmette una propria teoria, secondo la quale intelligenza della specie è quel dono di docilità che ha permesso al lupo, centomila anni orsono, di modificare il proprio istinto, legandosi all’uomo in un rapporto di scambio, sostegno e cooperazione, divenendo poi la specie che oggi conosciamo.

Il documentario culmina in finale, con l’esposizione dei viaggi che nella vita ha compiuto, spesso anche in Africa, per approfondire la conoscenza di animali da noi europei distanti.
Tutto ciò testimonia la sua genuina ed intensa volontà di farne l’interesse centrale della propria esistenza, che se ne possa dire.

La donna? E cos’è la femmina di ogni specie se non un essere capace di incredibile senso di sacrificio per salvare i propri piccoli?
Un piccolo frammento ce la mostra infine con grande capacità espressiva, nella rappresentazione di una donna con i tipici sintomi menopausici: sconfiggere in modo femminista i tabù e’ non dimenticare che esiste anche questo periodo e se ne può sorridere.

Quale vita non ha vissuto Isabella Rossellini?
A riguardo di ciò allego prima di tutto i link alla conversazione dal vivo, nonché di presentazione documentario e della premiazione in piazza.

In un frammento di conversazione la Rossellini ha commentato come, potendo tornare indietro, vorrebbe aver fatto tutto prima. Ha iniziato come modella a 27 anni. Come attrice a 32. E come etologa a 55. È’ stata onesta: non ritiene di avere ancora molto altro da fare da “grande” e anzi, desidera ridurre anche la sua presenza nei festival, perché passa ancora troppo tempo in aereo e desidera rilassarsi.
Della sua scelta dei film da interpretare, ha riferito che la sua preferenza non cade sui copioni ma sui registi che sappiano vedere e trasformare una trama all’apparenza vaga.

Isabella Rossellini nasce inizialmente come costumista di cinema e di moda e come assistente di giornalisti celebri, persino di sport, come Gianni Mina’, per poi passare alla storica collaborazione giornalistica un po’ alternativa fatta dei propri servizi, all’interno de L’altra domenica di Renzo Arbore.

ARMONY, regia di Dario Albertini
Italia 2026.
PIAZZA GRANDE, sera del 06 agosto 2026.
Premiato con l’Award dedicato a Rezzonico, il produttore Sigurjón “Joni” Sighvatsson.

Armony è un uomo pacifico che viene informato della scomparsa nel nulla della sorella, con la quale non parlava da anni.
A quanto pare, sarebbe stata inghiottita ad ammaliata da un circuito di chiaroveggenti dei quali fa parte anche un uomo con manie settarie, e che vive in modo alternativo, in un luogo nascosto.
La sorella ha quindi abbandonato la figlia Carlotta, una bambina di fine scuola elementare, con una live sindrome da spettro autistico.
Come in tutti questi casi, Carlotta può apparire più intelligente oppure più indietro rispetto ai coetanei.
Armony non sa nulla di bambini e tantomeno di autismo, non ha mai avuto figli.
Ma si lascia guidare dal cuore e riesce a legare molto con la nipotina, che non aveva mai visto.
A suo modo compensa ed offre alla nipote ciò di cui ha bisogno.
Non si arrende e continua ad indagare su come ritrovare la sorella, ma la nuova quotidianità prende spazio e si lega a nuove presenze che aiutano molto più del previsto.
Quando sembra rodata la nuova vita, si affaccia l’ombra oscura delle assistenti sociali…
E’ un film sui legami e sulle risorse che non pensiamo di custodire.
Un filo di attualità pare tenere assieme tutta la trama.

Concorso internazionale.
PRINCESA BURRO (DONKEY PRINCESS), diretto da Cristóbal Leon e Joacquin Cocina.
Cile, Francia, Uruguay, Paesi Bassi e Germania.

Pare una edizione dedicata all’introspezione dell’anima e dei suoi variegati malesseri, questa 79a…

Si tratta di un film con venature di arti grafiche incorporate, condite da molte metafore e simbologie, che all’inizio prendono spesso vita come su delle tele dipinte.
Assistiamo all’esordio dei tipici complessi famigliari genitori-figli, così spesso incarnati nelle fiabe.
Infatti abbiamo gli archetipi del padre-padrone, della figlia principessa e della mela.
Vi è poi l’amore proibito, perché genera sicuramente sofferenza ma forse, soprattutto a chi si veda togliere l’amata figlia…
Quale modo migliore per tenere “prigioniera” l’unica discendente, se non una insospettabile divinazione del sacrificio materno, indicato come esempio di unico amore?
La figlia per quanto potrà nutrirsi solo di questo?
Il ventre così spesso riproposto, diventa così la culla di una vita che si vorrebbe poter sempre ricominciare da capo, perché farsi creatura reale significa accettare rischi ed errori e soprattutto, di non essere affatto perfetta.
Cosi la protagonista tramite un tipico mezzo magico (il braccialetto), trasmesso da una madrina che pare essere negativa, affronta mille vite, impara sempre di più dalla sua trasposizione nel mondo moderno, quasi nuovo regno da esplorare, e nel quale apprendere come gestire la libertà senza danno.
Con lei però sopravvivono ancora i due archetipi: il padre e quell’amore in verità fragile, che in qualche modo è continuazione di quello paterno, che pare essere tutto ciò che ricercava.

Il finale? Semplicemente quello del capire veramente chi è….

Link inizio prima serata in Piazza:

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Link premiazione Rossellini:

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Link conversazione Rossellini:

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Link presentazione doc della Rossellini:

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Link seconda serata in piazza (premiazione Award Rezzonico a Sigurjón “Joni” Sighvatsson, produttore cinematografico)

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Monica Mazzei
Redattrice culturale per
TicinoNotizie.it

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