La vicenda che vi stiamo per raccontare ha del grottesco ma si riconduce, purtroppo, ai problemi tipici della pubblica amministrazione da leggersi alla voce burocrazia.
Con il dettaglio non secondario, che quando le lungaggini burocratiche interferiscono con la salute e in questo caso la libertà di movimento di una persona, la situazione diventa molto pesante sotto tutti gli aspetti.
Ma veniamo ai fatti. Ci troviamo a Magenta, Ospedale Fornaroli. Un paziente 80 enne affetto da morbo di Parkinson ormai in fase avanzata e, quindi, non più in grado di muoversi in modo autonomo, viene dimesso dal reparto di Medicina lo scorso 31 Marzo.
Nei giorni precedenti il medico che lo segue si occupa insieme ai familiari e con l’ausilio dell’ufficio dedicato, per l’attivazione del cosiddette ‘dimissioni protette’. In buona sostanza, per i non addetti ai lavori, si tratta di un prezioso aiuto fornito alle famiglie dalla ASST, nei casi più complessi come questo, affinché il paziente a domicilio possa avere una serie di aiuti a livello di assistenza protesica (e non solo) che gli consentano di condurre una vita ‘normale’ per quello che può essere il concetto di ‘normalità’ relativo ad un paziente con questa grave patologia neurodegenerativa.
I familiari evidenziano subito che la prima esigenza per il paziente è di poter uscire di casa in carrozzina. Peccato che l’abitazione privata sia sprovvista di un ascensore. Anche perché stiamo parlando della classica villetta con una sola rampa di scala da percorrere. Ma quella rampa per una paziente in queste condizioni si trasforma in un muro inaccessibile.
Intanto Mauro viene dimesso, sembra che la pratica vada avanti tanto che il personale dedicato esce per i rilievi del caso necessari all’installazione di un seggiolino elettrico essenziale per poter uscire di casa. Inizialmente i tempi d’attesa considerato che abbiamo a che fare con la burocrazia della nostra Sanità sembrano ragionevoli: si parla di 3/4 settimane al massimo.
Nel frattempo, ovviamente, il malato non può lasciare il suo domicilio perché l’unica possibilità sarebbe chiamare tutte le volte un’ambulanza e di conseguenza imbragarlo per farlo arrivare a livello terra.
I familiari attendono fiduciosi anche perché il mese di aprile, vuoi per la Santa Pasqua, vuoi per i canonici ponti (25 Aprile e Primo Maggio) è per definizione un mese ‘corto’. Ma con il trascorrere dei giorni senza che ci sia un feed back dall’altra parte, ci si comincia a fare qualche domanda.
Partono così le prime telefonate in cerca di riscontro. Chi c’è dall’altra parte del telefono – nella fattispecie presso l’Ospedale di Magenta ASST Ovest Milano è attiva anche una molto collaborativa ‘Equipe di Valutazione Multidimensionale’ destinata proprio a fare da ‘interfaccia’ con il paziente – purtroppo inizia a far capire che qualcosa nella procedura è andato storto. La risposta per la famiglia ma soprattutto per il malato che vive letteralmente da ‘recluso in casa’ è una doccia fredda. “Purtroppo per quel tipo di ausilio ci sono dei problemi…”.
Si va allora più a fondo nella questione e si scopre la triste realtà dei fatti. Una storia perfetta non solo per Ticino Notizie ma anche per la rubrica l’Indignato Speciale del collega Andrea Pamparana. Sì, perchè emerge dopo successive verifiche che i ritardi sono dovuti a problemi con le gare.
“Abbiamo avuto un problema con il fornitore di quel particolare ausilio e ora ne abbiamo individuato un altro. Ma siamo in fase di valutazione che precederà l’assegnazione definitiva del servizio. Comprendiamo anche umanamente il suo legittimo disappunto, però, pur volendo espletare con la massima urgenza la vostra richiesta, che ha l’assoluta priorità, non saremo in grado di farlo prima del mese di giugno…”.
E’ quanto si è sentito dire al telefono stamani il figlio del Signor Mauro. Insomma, ad esser fortunati un altro mese da ‘segregato in casa’ a meno a questo punto di agire in modo autonomo. Peccato che se tutto questo tortuoso iter fosse stato chiarito nei tempi debiti, magari, per ritrovare l’agognata e legittima libertà, i familiari del malato avrebbero pensato ad un’alternativa.
Siamo ben consapevoli che quella che oggi vi racconta Ticino Notizie è una delle tante brutte storie in cui la burocrazia, la mancanza di comunicazione e tutto il resto, finiscono per far passare in secondo piano i diritti del malato. Ma questa non può certo esser la normalità. Non è normale attendere una fornitura vitale per la mobilità di un malato grave oltre 60 giorni e su questo vogliamo essere ottimisti, né è normale dover demandare sempre al “fai da tè” privato con soluzioni economicamente impegnative che il nostro Sistema Sanitario dovrebbe garantire.
Del resto, il Diritto alla Salute così come il Diritto alla mobilità (o meglio alla Circolazione) sono due diritti sanciti dalla nostra Costituzione rispettivamente agli articoli 32 e 16 del Carta. Ma evidentemente anche questo ormai è diventato un dettaglio….















