Si è concluso con una sentenza di assoluzione la vicenda che ha visto imputato per lesioni un uomo Danilo Azzara di 56 anni di Magenta. L’accusa era quella di avere aggredito il nipote Marco Lovati di 26 anni al culmine di una lite, stringendogli il collo per una trentina di secondi e dandogli calci alle gambe. Aggressione che sarebbe avvenuta nella frazione di Pontevecchio dove vivono entrambi. Nel corso dell’istruttoria la parte offesa ha sostenuto che lo zio lo avrebbe strangolato, appunto, per 30 secondi. “Ma il medico del pronto soccorso – spiega l’avvocato dell’imputato Roberto Grittini – ha rilevato “nessun segno o ecchimosi””.
Sullo sfondo diatribe familiari. Al termine dell’istruttoria dove sono stati sentiti numerosi testimoni, nessuno è stato in grado di dire di aver visto l’aggressione. La persona offesa ha sostenuto che mentre si incamminava lungo la strada per recarsi alle prove della banda, incontrando lo zio, avrebbe avuto un alterco sfociato in una violenta aggressione con 30 secondi di stretta al collo e calci alle gambe. Il Pm Vimercati ne ha chiesto la condanna, così come la parte civile (avv. Lucia Marinoni) con richiesta di risarcimento ad una somma di 5 mila euro. L’avvocato Grittini Io che difendeva l’imputato ha evidenziato i coni d’ombra che insistevano sull’impianto accusatorio e la non veridicità delle asserzioni della parte offesa. “Non si può credere che 30 secondi di stretta al collo non abbiano determinati segni od ecchimosi.
La parte offesa ci ha mentito”, ha affermato il legale. Il giudice Marco Cavalleri, a seguito di camera di consiglio ha emesso sentenza di assoluzione. All’udienza era presente, in attività didattica, anche una scolaresca di Rho.














