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Al Dib (Centro Arabo per gli Studi) “Israele forte nel breve termine, Iran resiliente”

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ROMA (ITALPRESS) – L’analista egiziano Abu Bakr al-Dib, consulente del Centro Arabo per gli Studi e ricercatore specializzato in relazioni internazionali ed economia, ha tracciato un confronto dettagliato sulla capacità di tenuta economica di Israele e Iran di fronte alla guerra aerea in corso, concludendo che “Israele prevale nel breve termine, ma l’Iran dimostra maggiore resilienza in un conflitto di logoramento prolungato”. Secondo quanto ha affermato al-Dib in un’intervista all’agenzia Italpress, le perdite economiche dichiarate finora da Tel Aviv in relazione al conflitto aereo ammontano a circa 2,93 miliardi di dollari, una cifra che rappresenta una porzione limitata del Pil israeliano (circa 600 miliardi di dollari), ma che costituisce il primo segnale di un possibile shock economico in grado di aggravarsi rapidamente se le ostilità dovessero durare mesi.

“Se la guerra continuasse con la stessa intensità per un mese o più – ha spiegato l’analista – il costo totale potrebbe raggiungere l’1,5-2% del Pil. Tre-quattro mesi di conflitto trasformerebbero una spesa gestibile in una pressione strutturale capace di minacciare la crescita, allargare il deficit, far crescere il debito pubblico e minare la fiducia degli investitori, con rischi diretti sul rating creditizio di Israele”.

Al-Dib ha delineato diverse soglie temporali: un mese o due di guerra intensa sarebbero assorbibili senza recessione; tre mesi diventerebbero difficili ma ancora gestibili; sei mesi porterebbero a una recessione tecnica; un anno intero potrebbe sfociare in una recessione profonda con crisi di fiducia generalizzata, fuga di capitali, deprezzamento della moneta e crollo degli investimenti. Sul fronte iraniano, il ricercatore ha sottolineato che l’economia di Teheran (Pil nominale intorno ai 350 miliardi di dollari) è strutturalmente diversa: “L’Iran è abituato da decenni alle sanzioni e alla pressione cronica, il che gli conferisce una maggiore capacità di sopportare shock finanziari prolungati. Israele, invece, è profondamente integrata nel sistema finanziario globale e dipende dalla fiducia degli investitori e dai flussi di capitale: questo la rende più vulnerabile a una guerra di lunga durata”.

Nel breve termine Israele gode di vantaggi netti – accesso facile al credito, riserve finanziarie solide, settore tecnologico avanzato – ma oltre i sei mesi la bilancia si inverte: “L’economia iraniana è semi-isolata, non dipende dai mercati internazionali né dagli investimenti esteri, e ha meccanismi interni di adattamento a inflazione e crisi. Israele invece è esposta a ondate improvvise di panico, deflussi di capitali e instabilità valutaria”.

Al-Dib ha richiamato le lezioni apprese dalla guerra di Gaza: “Finora l’economia israeliana ha retto nonostante le operazioni militari, ma se il conflitto attuale colpisse direttamente il cuore economico del Paese, le perdite passerebbero da settoriali (turismo, servizi, aree meridionali) a sistemiche, con effetti devastanti su investimenti, moneta e flussi finanziari”.

In sintesi, secondo l’analista egiziano, “Israele è più forte nella gestione di una crisi breve e intensa” grazie alla sua potenza finanziaria e produttiva, ma diventa progressivamente più fragile man mano che il conflitto si prolunga, a causa della dipendenza dalla fiducia globale. L’Iran, pur con un’economia più piccola e meno produttiva, possiede una resilienza maggiore in una guerra di attrito prolungata, grazie all’abitudine alle sanzioni, al controllo statale sui settori chiave e alla capacità di adattamento interno senza dipendere dai mercati esteri.

“Se lo scontro durerà mesi – ha concluso Abu Bakr al-Dib – Israele rischia di passare da perdite temporanee a una vera crisi strutturale su deficit, debito, moneta e investimenti, mentre l’Iran potrà assorbire la pressione attraverso meccanismi di controllo interno, trasformando così una guerra di logoramento in un vantaggio relativo di tenuta economica a lungo termine”.

-Foto ufficio stampa al Dib-
(ITALPRESS).

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