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Salute. A Roma l’Investing for Life Health Summit. La proposta di Garavaglia per “ribaltare” il payback farmaceutico

'Da peso ad opportunità per le aziende che già investono in Italia e per quelle che potrebbero farlo'

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Per l’ottavo anno, è tornato oggi a Roma l’imperdibile appuntamento con “Investing for Life Health Summit” di MSD Italia.

Nel corso della giornata esponenti del mondo politico-istituzionale e accademico, dei vertici della comunità scientifica, dei rappresentanti delle associazioni di pazienti si sono confrontati su temi centrali e di grande attualità relativi al mondo della salute e delle Life Science.

Tra questi anche il Senatore dell’est Ticino Massimo Garavaglia, Presidente della Commissione Finanze e Tesoro a Palazzo Madama.

Garavaglia nel suo intervento si è soffermato sul tema del “Payback Farmaceutico che da palla al piede deve trasformarsi in un motore di crescita per tutto il comparto”.

Il Senatore della Lega è partito dal “paradosso europeo” . “Non possiamo più ignorare che, mentre gli Stati Uniti e la Cina corrono con la deregulation sull’AI e dimezzano i costi energetici per i Data Center, l’Europa si auto-impone vincoli come la direttiva sulle acque reflue. Una norma che, di fatto, mette fuori mercato le nostre imprese farmaceutiche. È un autogol competitivo che non possiamo permetterci” ha osservato.

Da lì la proposta di “ribaltare il Payback”. “Il superamento dei 2 miliardi di euro di sforamento per la spesa farmaceutica è un segnale d’allarme, ma anche un’opportunità. Se a Wall Street il payback è visto come un limite agli investimenti, noi possiamo trasformarlo in un vantaggio competitivo” ha aggiunto. In che modo? di fatto passando dalla sanzione all’investimento.

Le Regioni continueranno a coprire il 50% dello sforamento. Mentre la quota a carico delle aziende potrà essere “sterilizzata”: “invece di versare denaro a fondo perduto, le imprese potrebbero compensare la loro parte investendo quegli stessi capitali in ricerca e sviluppo, nuove linee di produzione o infrastrutture sanitarie in Italia”.

In questo modo, si andrebbe a dimezzare lo sforamento attuale e, contemporaneamente, si potrebbero incentivare i big player mondiali a scegliere l’Italia per investire.

Dunque, non più una tassa sull’innovazione, ma un incentivo a radicarsi sul nostro territorio.

In altre parole, dovremmo passare da una logica di “spesa” ad una logica di “investimento”. Solo così si potrà garantire un’offerta sanitaria omogenea e di eccellenza per tutti i cittadini, superando le attuali disparità regionali.

L’Italia in ultima istanza ha tutte le carte in regola per essere il cuore della farmaceutica mondiale. Si tratta solo di cambiare l’approccio.

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