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Dodici anni senza Elena

Il 14 febbraio di dodici anni fa ci lasciava la dr.ssa Elena Sachsel.
Amica e compagna di volontariato, Elena era innamorata della vita e portava in ogni suo giorno l’impegno genuino e disinteressato per gli ultimi. Medico di professione, donna di grande cultura e ancora più vivace creatività sapeva coinvolgere tanti nei suoi sforzi per aiutare chi ne aveva bisogno. Confidava nella Provvidenza, ad essa si affidava con tutte le sue risorse e capacità.

Qualche settimana fa, la notizia del recupero di alcuni spazi nel cortile della Casa dell’Accoglienza mi ha riportato alla mente le tante persone che con Elena ed altri abbiamo accolto.
In oltre 20 anni di attività, in quelle stanze abbiamo visto tanti volti, ascoltato storie e accompagnato verso destini migliori.

Ricordo la famiglia che tornava finalmente a riunirsi dopo un periodo in comunità dei figli più piccoli; la convivenza di due donne sole che lì hanno imparato- anche grazie all’affiancamento dei volontari sempre attenti e disponibili – a prendersi cura di sé e dell’altra mantenendo pulito ed in ordine; sono vividi i volti della giovane coppia che partendo dalla vita di fortuna in un deposito di carrozze ferroviarie trovò a Magenta la stabilità di un posto dove stare, un lavoro per entrambi e la forza per fare famiglia. Quella famiglia è poi cresciuta, con la nascita del piccolo F.

E ancora, il bel percorso di integrazione di una famiglia curda arrivata in Italia dall’Iraq grazie ad un corridoio umanitario: oggi con casa, lavoro e tre figli che hanno raggiunto i più alti livelli di istruzione, ha conquistato piena cittadinanza nel nostro Paese. E tanti, tanti altri ricordi di chi – dopo aver perso ogni speranza- ha trovato in strada Pontevecchio la possibilità di dare una svolta positiva alla sua vita.

Con il ritorno di quegli spazi al Comune di Magenta, si apre una nuova fase: la destinazione rimane il sostegno a persone in difficoltà. Affiancate da professionisti, saranno accompagnate a cogliere ogni opportunità per ritrovare condizioni di vita dignitose ed autonomia.

Ora che ho dovuto interrompere il mio impegno da volontaria, ripenso ai quasi trent’anni di servizio presso la Casa dell’Accoglienza “Maria Rosa Oldani”.

Le tante ore trascorse alla Casa, con momenti faticosi e scelte spesso difficili, ancora confermano la mia convinzione: Fare del volontariato fa bene.
Fa bene alle persone che hanno bisogno di aiuto, a chi chiede e ancora più a chi, pur in difficoltà, fatica a chiedere. Fa bene a chi dona il suo tempo; il confronto con chi apparentemente non ha più nulla e riesce a risalire ci mostra quanto davvero è importante nella vita, ci aiuta ad andare oltre l’esteriore ed il superfluo, rende forti e liberi.

Fa bene alla comunità tutta: semina segni di speranza, apparentemente piccoli ed insignificanti per chi non ne beneficia direttamente. Testimoniano invece che anche in questi nostri tempi, complicati e in cui cattivi sentimenti troppo spesso dominano, il farsi vicino a chi vive un momento difficile può fare la differenza, cambiare una vita.

Mi sembra di sentirla, Elena: ”Se mi aiuti lo possiamo fare”.

Lo testimoniava in ogni luogo con la sua caparbietà e un’inesauribile fiducia nel divino e nella varia umanità, cui sempre andava incontro. Quanto manca…”.

Piera, già volontaria della Casa dell’Accoglienza

Nella foto sopra la dott.ssa Elena Sachsel e sotto il momento dell’inaugurazione dell’Ambulatorio di comunità intitolato alla sua Memoria

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