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Lombardia: Legambiente, aria migliora ma lontana da limiti Ue

Qualita’ dell’aria in miglioramento inn Pianura Padana ma resta il ritardo nella conformita’ alla nuova direttiva. Questo il ritratto che emerge dai dati lombardi di
Mal’Aria, il report annuale di Legambiente sull’inquinamento
atmosferico. Un ritardo che e’ esito di insufficienti
investimenti, dovuti anche ad un governo nazionale che taglia le
risorse e indebolisce, anziche’ consolidare, le politiche sulla
qualita’ dell’aria.

A rafforzare questo giudizio e’ la doccia
fredda della nuova procedura di infrazione avviata nei giorni
scorsi dalla Commissione Europea all’Italia per inadempimento
della direttiva europea relativa alla riduzione delle emissioni
nazionali degli inquinanti disciplinati dal protocollo di
Gothenburg sull’inquinamento transfrontaliero, che si aggiunge a
quelle gia’ arrivate a sentenza della Corte di Giustizia Europea
nel 2020 su PM10 e del 2022 per gli NO2, nonche’ all’avvio della
procedura di infrazione per superamenti dei limiti di PM2,5.

“Il peso delle infrazioni alle direttive UE in materia ambientale e’ assai gravoso per
l’Italia, ma lo e’ ancora di piu’ per i cittadini padani, che
pagano in salute” osserva Barbara Meggetto, presidente di
Legambiente Lombardia.

Oltre ai parametri in vigore sui limiti giornalieri per il PM10
(50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni
all’anno) le tabelle lombarde di Mal’Aria prendono in
considerazione anche i limiti della nuova direttiva, da
raggiungere entro il 2030, valori decisamente piu’ stringenti
degli attuali (20 g/m per PM10, 20 g/m per l’NO2, 10 g/m per
PM2.5) e per rispettare i quali servira’ un deciso cambio di
marcia. Il dossier Mal’Aria indica le riduzioni necessarie a
perseguire i nuovi limiti, con evidenti ritardi da colmare
quanto prima. Solo Lecco e Varese per il PM10, e Mantova,
Sondrio e Varese per l’NO2, sono su una traiettoria coerente con
i traguardi europei di qualita’ dell’aria.

Come nel resto
d’Europa, nell’ultimo decennio le emissioni da traffico (NOx) si
sono ridotte in misura significativa grazie alla normativa
europea sulle emissioni dei veicoli (-28% nell’ultimo decennio).
La stessa normativa ha permesso anche di ridurre, seppure in
misura meno incisiva, le emissioni di PM2.5 (-21%), mentre le
misure attivate in ambito industriale hanno consentito moderati
miglioramenti per i vapori di solventi organici, riducendo di
circa il 18% le emissioni di COV. Nessun miglioramento invece si
misura per l’ammoniaca (NH3), rimasta invariata su valori
elevati (circa 80.000 tonnellate anno, emesse per il 96% dal
settore agricolo e in particolare dagli allevamenti).
“L’ammoniaca, insieme al metano, sta accrescendo il proprio peso
relativo sul bilancio delle emissioni, con un effetto rilevante
sulla qualita’ dell’aria, considerato che si tratta del
principale precursore gassoso della formazione di particolato
sottile, mentre il metano e’ all’origine del micidiale smog
fotochimico, che si sviluppa durante la stagione estiva. La
Lombardia non deve girare la testa dall’altra parte, ma avviare
politiche incisive di riduzione dei contributi emissivi che, per
questi due gas, significa in primo luogo ridurre il numero
davvero eccessivo di capi allevati nelle grandi stalle
lombarde”.

La sola Lombardia libera nell’atmosfera terrestre ben 420.000
tonnellate di queste sostanze, oltre un quinto del totale
nazionale (poco meno di 2 milioni di tonnellate secondo i dati
ISPRA) a cui occorrerebbe aggiungere, sempre per la Lombardia,
325.000 tonnellate di metano. Gli inquinanti normati dalla
direttiva, per i quali vengono stabilite delle soglie obiettivo
(National Emission Ceilngs) in attuazione del Protocollo di
Gothenburg, sono: il particolato sottile (PM2.5), gli ossidi
d’azoto (NOx), principalmente generati dal traffico, il diossido
di zolfo (SO2) che deriva principalmente dal settore industriale
e della raffinazione petrolifera, le sostanze organiche volatili
(VOC) che si sprigionano da una pluralita’ di processi
industriali e in particolare dai solventi, e l’ammoniaca (NH3),
che invece deriva dall’uso di fertilizzanti agricoli e
dall’attivita’ di allevamento.

Per quanto riguarda le emissioni di fonte agricola (ammoniaca) la situazione di
stagnazione lombarda e’ simile a quella di aree a forte
intensita’ agrozootecnica europea, come i Paesi Bassi, il nord
della Germania, la Bretagna e l’Irlanda, dove troppi allevamenti
intensivi e abusi di fertilizzanti portano a copiosi rilasci di
composti azotati che ammorbano l’aria e inquinano le acque.

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