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Il volo di Gianni Bugno: dalla Vallata del Ticino alla Fiamma Olimpica a Monza

C’è un’eleganza che il tempo non può scalfire, ed è quella di Gianni Bugno. Lo abbiamo visto nei giorni scorsi tra le vie di Monza, fiero tedoforo con la Fiamma Olimpica tra le mani, circondato dal calore di una folla che non ha mai smesso di amarlo.

Per i residenti della Vallata del Ticino, vederlo in questa veste è stato un motivo d’orgoglio in più: Bugno, che per anni ha scelto la tranquillità di Carpenzago come luogo dove vivere, resta il campione della porta accanto, simbolo di un ciclismo d’altri tempi.

Un Campione fuori dal coro

Gianni Bugno non è stato solo un corridore; è stato un artista del pedale. La sua storia parla di un atleta capace di unire la potenza alla grazia, con quel suo stile composto e quasi imperturbabile anche sotto sforzo. Ancora oggi resta un ciclista fuori dal coro pronto a dire sempre la sua anche quando potrebbe apparire politicamente non corretto. Impegnato e motivato nel sociale, soprattutto sul fronte della sicurezza stradale. Per lui una vocazione. Perché sono ancora troppi i ciclisti che restano falciati su una strada.

L’Impresa in Rosa (1990): Entrato nella leggenda per aver vinto il Giro d’Italia indossando la Maglia Rosa dalla prima all’ultima tappa. Un dominio assoluto che non si vedeva dai tempi di Girardengo e Binda.

Due volte Re del Mondo: I due titoli mondiali consecutivi (Stoccarda 1991 e Benidorm 1992) restano scolpiti nella memoria collettiva, specialmente la volata imperiale contro giganti come Indurain e Jalabert.

Poliedricità rara: dalle Classiche come la Milano-Sanremo e il Giro delle Fiandre, Bugno ha dimostrato di poter vincere ovunque, dalla pianura alle vette più impervie del Tour de France.

Dal Pedale alla Cloche: Il legame con il territorio e l’attenzione per il prossimo

Dopo il ritiro, Gianni ha stupito tutti ancora una volta, trasformando la sua passione per il volo in una professione come pilota di elicottero. Spesso lo abbiamo visto sorvolare proprio le “sue” zone e le grandi corse RCS, garantendo la sicurezza dall’alto.

Questo legame con il territorio, tra la quiete della valle e l’operosità brianzola, è emerso chiaramente durante la sfilata a Monza. Gli applausi tributati non erano solo per il palmarès, ma per l’uomo: silenzioso, concreto, mai sopra le righe. Una persona che non si prende troppo sul serio, che potrebbe – lasciatecelo dire, ‘tirarsela’ molto di più – ma che appare sempre com’è. Benchè lui sia e resti nel Gotha del Ciclismo Mondiale.

“Vedere Gianni con la torcia olimpica ci ricorda che i veri campioni non smettono mai di correre; cambiano solo il modo in cui portano la luce dello sport tra la gente. Forza Gianni, in uno Sport che cambia (e forse in peggio) resti l’orgoglio dell’est Ticino!”

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