HomeCulturaFaccia da Letterina dove sei finita?

Faccia da Letterina dove sei finita?

C’è stato un tempo, tra la fine degli anni ’90 e l’alba del nuovo millennio, in cui il palinsesto televisivo e le formazioni della Serie A scrivevano, insieme, un unico grande romanzo nazionale. Era l’era delle “Ine” — Letterine, Veline, Schedine — e dei calciatori che parlavano italiano. Un’epoca di ostentazione, certo, ma anche di icone vere, fatte di carne, ossa e copertine patinate.

La fine della mediazione
Oggi guardiamo le formazioni dei nostri big team e fatichiamo a trovare un cognome che finisca in vocale. Come può un Commissario Tecnico costruire un miracolo come quello del 1982 o del 2006 se il vivaio nazionale sembra essersi inaridito? Ma il cambiamento non è solo in campo: è fuori.

Un tempo, la fama era un dono concesso dai direttori di rete e dai palinsesti. Per essere “qualcuno”, dovevi passare attraverso lo schermo catodico. Oggi, la star del web è editore di se stessa. Non ha bisogno della luce riflessa del calciatore potente per brillare; ha il suo smartphone, il suo pubblico, il suo impero digitale. La bellezza non ha più età, ma forse ha perso quel mistero che solo l’attesa del rotocalco sapeva dare.

Il mito della “Bella Epoca” e il risveglio di Corona
La nostra nostalgia è spesso “capsulata”, un ricordo filtrato che pulisce il passato dalle sue scorie. Quel periodo a cavallo tra i due secoli è stato l’apice di una “nuova bella epoca” iniziata negli anni ’80, la versione più estrema e opulenta del sogno italiano. Forse, il grande peccato di figure come Fabrizio Corona è stato proprio questo: aver scoperchiato il meccanismo, averci svegliati bruscamente da un sogno fatto di bottiglie in discoteca e sorrisi smaglianti, mostrandoci il retrobottega di quella corte dei miracoli.

Chi ha i denti mangia (o finge di farlo)
Oggi la discrezione dei calciatori moderni — più simili ad aziende che a uomini di spettacolo — si scontra con la finzione della rete. Se ieri i soldi e i personaggi erano “veri” nella loro eccessiva realtà, oggi molti fingono sui social una vita che non possiedono, cercando di scrollarsi di dosso la polvere della gelosia di chi guarda.

Come diceva un vecchio saggio: “Chi ha i denti mangia; chi non li ha, o schifa il cibo o spera che al vicino vada il boccone di traverso”. In questo mondo di non-partecipanti che vivono di ricordi, il vincitore continua a prendere tutto, mentre a noi resta la dolce amarezza di un passato che, come diceva Paulie a Rocky, forse non era così perfetto, ma ci faceva sentire parte di una storia comune.

Le “Ine” sono sparite, i calciatori italiani pure. Resta il web: una gloria individuale che brilla per un attimo, ma che fatica a diventare memoria collettiva.

Massimo Moletti

(nella foto in evidenza Totti e Ilary Blasi all’epoca del loro amore appena sbocciato, la coppia perfetta all’epoca: lui numero 10 della Roma, lei letterina di Canale 5)

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