“Roberto Maroni – Discorsi politici e parlamentari”, presentato il volume a Montecitorio

Parterre importante con le testimonianze di Giorgetti, Sacconi, Letta e le conclusioni di Matteo Salvini. Presente anche il Senatore Massimo Garavaglia che con Maroni ha condiviso l'importante esperienza (marzo 2013 - marzo 2018) alla guida di Regione Lombardia

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Questa mattina, presso la Sala della Regina di Montecitorio si è svolta la presentazione del volume “Roberto Maroni – Discorsi politici e parlamentari”. Dopo il Saluto del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, gli interventi del Ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti e di Maurizio Sacconi e Gianni Letta che con ‘Bobo’ hanno condiviso l’esperienza di governo. La chiusura ha visto l’intervento del Segretario della Lega nonchè Vice Premier Matteo Salvini.

Una giornata davvero speciale che è andata ben oltre la presentazione di questa importante raccolta e che ha messo in evidenza molti aspetti della vita di Roberto Maroni, la folgorazione per la Lega, l’amore per la musica, per il suo Milan e il rammarico – che è parte integrante di ogni uomo o donna che fa politica – di dover sacrificare tempo da dedicare alla famiglia, altro capo saldo nel ‘Barbaro Sognante’ scomparso all’età di 67 anni.

Tanti i politici e amici dell’esponente del Carroccio che ha guidato anche la Regione Lombardia dal 2018 al marzo 2023, tra di loro, il Senatore Massimo Garavaglia che con Maroni ha condiviso quella esperienza. Di fatto, Garavaglia era il ‘braccio destro’ di Bobo in Giunta, suo Assessore all’Economia e alla Semplificazione ma anche l’uomo che spesso veniva spedito a Roma (e non solo) per trattare questioni di peso. Una Legislatura regionale importante non dimentichiamoci che ha portato anche al famoso referendum dell’ottobre 2017 sull’Autonomia i cui risultati iniziano a vedersi adesso.

“E’ stata una figura per la Lega essenziale, fondamentale, e ritengo sia giusto ricordarla perché ha dato un grosso contributo politico non solo al nostro partito, ma anche a tutto il Paese. E ritengo che possiamo essere orgogliosi oggi di avergli dedicato questo libro in cui ci sono veramente molti spunti interessanti che ne fanno capire la figura, che si interessava di tante cose, di diverse cose, e una figura che ha sempre messo la passione per la politica e la competenza per la politica al primo posto. Io non posso che ringraziarlo per quello che ha fatto per noi, perché se abbiamo vissuto e viviamo un sogno anche come movimento politico, sicuramente il suo contributo è stato essenziale e fondamentale. Grazie a tutti e buon proseguimento” così il Presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana in apertura dei lavori.

Roberto Maroni ha rappresentato “una cerniera tra Lega e istituzioni”, ha sottolineato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

Tutto “si è compendiato in un modo di far politica che è definito diritto ambrosiano, che vi dico la verità mi è sempre molto piaciuta come definizione, di pragmatismo, di azione politica cementata in profondi valori radicati nella terra, con grandi ideali magari, con anche delle utopie, ma completamente declinata in un’azione politica volta al raggiungimento del risultato. Come ci è stato insegnato la politica è un gioco degli scacchi, non si reagisce, non si decide semplicemente per il primo elemento e la prima conseguenza o anche semplicemente la seconda. La differenza tra uno molto bravo in politica e uno che è veramente bravo è capire qual è la conseguenza -quinta, sesta, settima- delle tue decisioni: questo tipo di analisi chiaramente è quella che mi è rimasta -ha concluso Giorgetti- nei momenti difficili e di scelta con lui”.

“Il nostro entusiasmo, la convinzione di poter realizzare un salto riformatore importante nonostante il clima di odio subito scatenato contro di noi, si scontrò presto con la morte di Marco Biagi. Dolore rabbia, senso di colpa si mescolarono in quei giorni. La reazione di Roberto fu a quel punto quella di voler accelerare la riforma nel nome di colui che aveva pagato il prezzo più alto per averla disegnata non senza passare per un patto sociale enfaticamente dedicato all’Italia che riuscimmo a far sottoscrivere da 36 su 37 organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori
partecipanti al tavolo tranne una, lascio a voi immaginare”. Queste le parole commosse di Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare con Roberto MARONI ministro del Lavoro.

Sacconi si è soffermato appunto su quei giorni tragici che portarono all’esecuzione del professor Biagi che portò Maroni e il resto del governo a dare ancora più forza a quel percorso di riforma.
“Combinammo quindi velocità e dialogo nel processo decisionale con l’aiuto di un luogo segreto da lui voluto per negoziare al meglio in sicurezza e fuori da occhi ostili. L’impronta di MARONI
sulla legge Biagi fu quindi il suo approccio riformista nel metodo liberale e sussidiario nel merito. Meno legge e più contrattazione, meno centralismo e più prossimità, meno Stato e più comunità. Caro
Bobo, ti chiamo così anche io per la prima volta. Grazie per quel tratto comune di strada e per quella bonaria autoironica determinazione che ci hai insegnato”.

“Fece bene e anche benissimo il vicepresidente del Consiglio insieme all’altro vicepresidente che era Pinuccio Tatarella, che “si autodefinì, si proclamò il ‘ministro dell’armonia’, ma proprio
con Bobo MARONI dette un esempio di armonia, cioè di collaborazione serena, costruttiva”. Così Gianni Letta. “E quando Bossi decise di ritirare la fiducia al Governo Berlusconi, MARONI si oppose, litigò con Bossi, arrivò a dargli le dimissioni da deputato che poi furono respinte, ma lui era contro la crisi di
governo, non voleva far cadere il primo Governo Berlusconi, nonostante a luglio il primo scossone l’avesse dato proprio lui, quando ritirò il giorno dopo, il 13 luglio, la firma al decreto Biondi” che interveniva sulle indagini di Tangentopoli, “che il Consiglio dei ministri aveva
approvato il 12 luglio del 1994. Quindi lealtà, responsabilità, passione politica, coerenza con le proprie idee.

In chiosa il Vice Premier Matteo Salvini ha ricordato: “Tre quarti delle persone che sono qua è grazie o per colpa della coppia Bossi e Maroni che ci ha cambiato la vita. Loro hanno cominciato litigando e riannodando, ma era un binomio fantastico e irripetibile. E anche come ministro dell’Interno è stato un maestro con cui ci siamo confrontati”.

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