Un quarto di secolo. Fa impressione scriverlo, eppure sembra ieri. Erano gli anni a cavallo tra i 90 e i 2000, l’ora di cena profumava di famiglia e le luci di Canale 5 accendevano i sogni di noi ragazzi. A mia madre dicevo che era un “programma istruttivo” — e in fondo lo era, tra una parola nel “Ruotino” e una scalata al milione — ma la verità era un’altra. La verità aveva il volto delle Letterine.
La missione: direzione Cologno Monzese
Eravamo ragazzi semplici, ci innamoravamo con poco, ma con una galanteria che oggi sembra merce rara. La mia “fiamma” televisiva aveva un nome e un cognome: Daniela Bello. Bionda, solare, di Varese, mia coscritta. La ragazza della porta accanto che sembrava uscita da un’aula universitaria, proprio come quella compagna di corso che non avevo mai avuto il coraggio di approcciare.
Così, decisi di passare all’azione. Niente provini da concorrente (andati male), ma una missione da vero leader: organizzare un pullman di figuranti da Cerano direzione studi Mediaset.
Il “Sindaco” nel tempio della TV
Per l’occasione, niente fu lasciato al caso. Indossai l’abito del matrimonio di mia sorella, occhiali firmati e un piglio da autorità. Ai miei compagni di viaggio diedi un ordine preciso: “Chiamatemi Sindaco”. Volevo che lei, la bionda della mia vita, si accorgesse che nel pubblico non c’era uno qualunque.
Arrivammo a Cologno come i Galli di Asterix nel tempio della modernità. Liberatorie firmate, doni per il grande Gerry Scotti e il cuore che batteva a un ritmo insostenibile. Poi, eccola. Daniela era lì, a pochi metri, un sogno in movimento durante le pause della registrazione.
“Il nostro Sindaco vuole fare una foto con lei!” Gridò una donna del gruppo, rompendo il ghiaccio. Il cuore in gola, il tormento di chi non sa se restare fermo o scattare. Poi la battuta giusta, il sorriso di Daniela che risponde, il “centro” perfetto. Perfino un bacio (di quelli sulla guancia, che allora valevano come una finale di Champions) durante l’ultima registrazione.
Il ritorno e il gusto dell’attesa
Il ritorno in paese fu come quello di una squadra che ha alzato la coppa. Certo, c’era il solito pessimista pronto a sminuire, quello che resta sempre fermo in paese ma ha mille pretese. E poi la beffa: le foto, quelle pellicole che custodivano il nostro momento di gloria, non uscirono.
Ma la delusione durò poco. Perché ogni sera Daniela era di nuovo lì, nella scatola magica della TV, a ricordarci che sognare era ancora possibile.
Un’eredità di gioia
Oggi la TV è cambiata. Spesso serve per arrabbiarsi, per meditare forzatamente o per fare i puritani a scoppio ritardato. Abbiamo perso il gusto dell’attesa, sostituiti da una realtà “on demand” che non ci fa più palpitare per uno stacchetto in divisa.
Resta però quel ricordo indelebile di una festa per gli occhi e per il cuore. Resta la bellezza di Daniela Bello e di quel pullman partito con una speranza e tornato con un tesoro di emozioni. Perché in fondo, eravamo solo ragazzi anni ’90, pronti a tutto per un sorriso della bionda della nostra vita.
M.M



















