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Faccia da grandi e la nostra infanzia Serena

Siamo stati un popolo da bar, con la testa persa tra il profumo del caffè e l’immagine di una locandiera ideale. Non eravamo né divi né d’acciaio; eravamo, molto più semplicemente, gli innamorati facili di un’Italia che aveva voglia di guardare oltre il rapporto classico, oltre la siepe del già visto. E in quella notte serena degli anni ’80, il nostro sogno aveva un nome e un cognome: Serena Grandi.

L’icona di un Paese che voleva uscire
C’è stato un momento in cui l’Italia ha deciso di far volare la fantasia, spinta dai mass media, dai giornali e da quella TV privata che, in seconda serata, regalava successi silenziosi. Nessuno ammetteva apertamente di restare incollato allo schermo, ma tutti sapevano. Eravamo il popolo dei “giudici impacciati”, spettatori di una bellezza esplosiva ma, paradossalmente, rassicurante.

Serena era la donna dietro al bancone: quella che decide chi far entrare nelle proprie stanze mentre tutti gli altri, fuori, si accontentano di vederla preparare il caffè. In lei convivevano la sensualità della maggiorata e la familiarità della “tabaccaia” che ognuno di noi ha immaginato almeno una volta.

Tra desiderio e libertà
Non era solo una questione di curve, benché quelle foto su Gioia fossero la nostra felicità. C’era qualcosa di più profondo. Interpretando figure come Teresa, la Grandi non incarnava solo l’eros, ma una forma di consapevolezza e libertà femminile: la libertà di essere, di frequentare chi si vuole, di guidare un camion o un sogno con la stessa disinvoltura.

In quegli anni, desiderare una donna così era come sognare una Ferrari o una Lamborghini. Sapevamo benissimo di non poterle mantenere, forse nemmeno di poterle avvicinare, ma il bello era proprio lì: nel diritto al sogno. Un peccato della mente, mai un reato.

L’eredità di un’epoca
Oggi, nell’era dei social, vediamo decine di bariste che tentano di “preparare” gli occhi dei clienti più dei loro ordini. Ma il paragone non regge. Manca quella capacità di interpretare tutte le donne del desiderio in una volta sola.

Serena Grandi è stata lo specchio di un’Italia che pensava in grande. Un’epoca in cui la giovinezza passava per film che forse non saranno ricordati nei manuali di storia del cinema, ma che restano impressi nel DNA di chi c’era. Perché, in fondo, eravamo tutti in fila per una lezione di pianoforte, sperando di essere iniziati all’arte della vita da colei che, per una stagione indimenticabile, è stata la nostra Regina.

M.M

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