Labirinto, è una parola che evoca l’antico mito cretese del Minotauro, il mostro ucciso da Teseo grazie all’aiuto di Arianna, che lo aiutò ad uscire tramite il filo di un gomitolo. Il labirinto è un luogo così fascinoso che attraverso il tempo ne sono stati creati altri; tra i più famosi in Italia ci sono quello di pietra nel giardino del castello siciliano di Donnafugata, e poi quelli interamente vegetali di Villa Barbarigo a Valsanzibio, di Villa Pisani a Stra, del Giardino Sigurtà a Valeggio sul Mincio, di Villa Garzoni a Collodi.
L’ultimo, dal punto di vista cronologico, è quello sorto undici anni fa nella campagna parmense tra Fontanellato e Fidenza; un luogo tanto desiderato e realizzato dall’editore Franco Maria Ricci, che ora di certo se lo guarda dall’aldilà.
Era il 1977 quando Ricci un giorno, disse all’amico scrittore Jorge Luis Borges col quale amava passeggiare nei campi contigui alla sua proprietà di Fontanellato (chiamata Tenuta della Masone), che gli sarebbe piaciuto realizzare un suo sogno: dare vita, proprio lì, al dedalo più grande del mondo.
E a chi meglio dello scrittore argentino che considerava il labirinto simbolo della complessità del mondo e che lo raccontò come un luogo che genera confusione, smarrimento, stupore ed emozione, poteva confidare il suo desiderio? Dall’enunciazione di quell’ardita idea trascorsero più di vent’anni; infatti, all’inizio del Duemila annunciò la realizzazione del progetto sulla sua prestigiosa rivista FMR, un progetto che poté realizzarsi grazie ad un incontro avvenuto negli anni Novanta con Davide Dutto, allora studente di architettura.
L’universitario gli propose di ricostruire tramite software, la mitica isola di Citera descritta dal frate Francesco Colonna nel suo romanzo misteriosofico, nonché trattato allegorico, pubblicato oltre cinquecento anni fa dall’umanista e tipografo veneziano Aldo Manuzio, e intitolato: Hypnerotomachia Poliphili.
Il libro narra che un giovane di nome Polifilo, rivede in sogno l’amata, ma per raggiungerla, deve superare diverse prove attraverso un labirintico viaggio onirico, fatto di trabocchetti e prodigi, giardini di delizie e antiche rovine, una trama che il frate usò, per scrivere d’arte, d’architettura e letteratura mischiando l’italiano, il greco e il latino.
La ricostruzione grafica di Citera, a Franco Maria Ricci riportò a galla il vecchio sogno del labirinto, e così chiese al Dutto di stendere vari progetti. Trovato quello ritenuto adatto al suo sentire, si cominciò a dare vita a un dedalo a forma di stella, figura di cui parlava il Filarete nel suo Trattato di Architettura, e che, per esempio, era stata scelta secoli addietro dai senatori della Repubblica di Venezia per l’esecuzione della piazza principale di Palmanova, così come da Vespasiano Gonzaga per la realizzazione della sua cittadella ideale, ovvero Sabbioneta.
E l’idea della cittadella fece pensare al Ricci che oltre al labirinto, avrebbe anch’egli potuto dare vita a un piccolo borgo della cultura, composto da una chiesa, una piazza, un museo-pinacoteca, una biblioteca e da spazi per mostre, feste ed eventi, il tutto circondato da un labirinto di bambù, una pianta che cresce in fretta ed assorbe grandi quantità di anidride carbonica, utile quindi, anche per contrastare l’inquinamento.
Ecco allora sorgere in mezzo al bambù, un’area quadrata dove spicca l’esoterica chiesa a forma di piramide e i portici laterali che conducono agli spazi di cui sopra. La piazza è il centro del labirinto cui si giunge dopo essersi persi tra bivi e vicoli ciechi, e punti dove ogni tanto compare un numero rosso, luoghi questi, che permettono di recuperare quelli che non riescono più ad uscirne, e che per farlo devono telefonare al numero segnato sul braccialetto di carta che si deve indossare prima dell’entrata.
Gli edifici del Labirinto della Masone, tutti creati con mattoni fatti a mano, furono invece progettati dall’architetto Pier Carlo Bontempi, che con l’editore bibliofilo condivideva l’amore per le forme classiche; quindi, nel cuore del dedalo ci si ritrova in un luogo neorinascimentale di grande fascino. Per chi avesse poi necessità di una sosta, prima di accedere al giardino, preceduto dalla Torre del Belvedere, ci sono, di lato alla biglietteria-bookshop, un bistrò, un ristorante, le toilettes e inoltre, per chi volesse fermarsi per motivi di studio o altro, esiste la possibilità di dormire in due sontuose suites.
Dove si trova: Strada Masone 121 Fontanellato (PR)
Come arrivare: uscita A1 Fidenza, poi seguire la Via Emilia verso Parma
Orari: dal 1° aprile al 31 ottobre 2026 dalle 10.30 alle 19.00/ dal 1° novembre al 30 marzo 2027 dalle 9.30 alle 18.00. Chiusura martedì
I miei romanzi storici li trovate nelle librerie,
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A cura di Luciana Benotto












