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Una lunga scia di precedenti: chi era Adamo Massa, morto dopo la rapina a Lonate Pozzolo

Si chiamava Adamo Massa, aveva 37 anni e avrebbe compiuto 38 anni tra pochi giorni. L’uomo, di origine sinti, è morto dopo essere rimasto ferito durante una rapina in una villetta di Lonate Pozzolo, nel Varesotto. L’episodio è avvenuto nella tarda mattinata di mercoledì all’interno dell’abitazione dei genitori di Jonathan Rivolta, 33 anni.

Insospettito dai rumori provenienti dal piano inferiore, Rivolta è sceso per verificare cosa stesse accadendo, sorprendendo i ladri all’interno della casa. Ne è nata una violenta colluttazione, durante la quale il giovane ha colpito uno dei malviventi con un coltello nel tentativo di difendersi. Nonostante la ferita, Massa è riuscito a fuggire insieme ai complici a bordo dell’auto utilizzata per il colpo, ma è stato abbandonato poco dopo davanti all’ospedale di Magenta, dove è morto nonostante i soccorsi.

Una lunga scia di precedenti penali

Secondo quanto emerso dalle indagini, Massa viveva in un campo nomadi nel Torinese e aveva alle spalle un curriculum criminale esteso e articolato, come riassunto anche dalla trasmissione Ore 14. I precedenti riguardavano reati contro il patrimonio, furti in abitazione, truffe agli anziani, ma anche resistenza e danneggiamenti.

In particolare, Massa era noto per le truffe ai danni di persone anziane: si presentava alle vittime spacciandosi per poliziotto o per tecnico del gas o dell’acquedotto, riuscendo così a entrare nelle abitazioni e a sottrarre denaro contante, gioielli e oggetti di valore. Nel corso degli anni, tra un arresto e l’altro, gli erano stati trovati auto e moto truccate, targhe clonate, oltre al possesso di sirene e distintivi falsi, configurando un vero e proprio “kit” da ladro e truffatore professionista.

A pochi giorni dal suo compleanno, Massa lascia una compagna e un figlio.

Le parole del cugino

La sera di mercoledì 14 gennaio, un cugino di Adamo Massa, intervistato dalla trasmissione Ore 14, ha raccontato le ore immediatamente successive all’accaduto:
«Verso mezzogiorno ci hanno telefonato, non sapevamo ancora se fosse morto o meno. Ho avvisato mio padre, siamo tutti scossi, non sappiamo ancora bene la dinamica, cos’è successo. L’hanno ammazzato. Siamo corsi qua, aspettiamo. Non ci hanno detto niente di specifico, sappiamo solo che è morto, che l’hanno ammazzato».

Caos in ospedale

La notizia del decesso ha provocato momenti di forte tensione all’ospedale di Magenta, dove circa un centinaio tra parenti e conoscenti si è radunato davanti al pronto soccorso, arrivando a forzare l’ingresso pedonale nel tentativo di raggiungere il luogo dove si trovava il corpo. Medici e infermieri hanno allertato i carabinieri di Magenta e Abbiategrasso, intervenuti con almeno otto pattuglie. Dopo alcuni momenti di paura, la situazione è tornata sotto controllo e il pronto soccorso è stato reso nuovamente operativo.

L’intervento della sindaca

Sulla vicenda è intervenuta anche il sindaco di Lonate Pozzolo, Elena Carraro, che ha sottolineato come «ci sia un problema di sicurezza» e che «servono più forze dell’ordine sul territorio».

«Si è verificato a Sant’Antonino, la mia frazione, e la cosa mi rattrista ancora di più – ha aggiunto –. Sembrerebbe legittima difesa».

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