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Selin nasce in ambulanza, il racconto della magentina Sonia Zuin, soccorritrice della Croce Rossa a Milano: “Emozione unica”

Sonia Zuin è volontaria della Croce Rossa da tre anni. Vive a Magenta e lavora al Politecnico di Milano. Alle spalle ha numerosi servizi e una buona esperienza sul campo, ma il turno del giorno dell’Epifania è destinato a rimanere indelebile nella sua memoria. Era in servizio a Milano quando accade ciò che, in cuor suo, ogni soccorritore spera prima o poi di vivere almeno una volta: assistere a un parto in ambulanza.

La chiamata arriva poco prima di mezzanotte. “Parto in corso, contrazioni regolari, quarto figlio”. È già il terzo intervento della serata e l’equipaggio, composto da Sonia, Biagio, Alessandro e Niccolò, inizia ad avvertire la stanchezza. Raggiungono l’indirizzo indicato. In casa si parla arabo. Per una questione di rispetto culturale, il capo equipaggio chiede a Sonia di gestire l’intervento: è l’unica donna presente. Sonia accetta senza esitazioni. La donna ha 38 anni, è farmacista in Arabia Saudita. La trovano in piedi, con le acque già rotte. Nell’equipaggio c’è anche Niccolò Fibbi, 46 anni, tirocinante come soccorritore sanitario extra ospedaliero. Una volta caricata in ambulanza, diventa subito chiaro che la situazione sta evolvendo rapidamente.

Alla guida c’è Biagio Cepparulo, autista esperto. Il capo equipaggio è Alessandro Poledrelli, 61 anni, con trent’anni di servizio alle spalle: ne ha viste di ogni tipo, ma un parto mai. In quei momenti, la presenza di Sonia si rivela fondamentale. È lei a valutare la situazione, con lucidità e competenza. Niccolò indossa i guanti. Con una mano sostiene la testa della donna per proteggerla dagli urti contro le pareti metalliche del mezzo, con l’altra le offre un appiglio. Lei stringe forte. Trema. Prega. Cerca stabilità. Il parto è fulmineo. Selin nasce in un attimo, nei sette minuti che separano l’abitazione dall’ospedale Buzzi. La tensione si scioglie in un suono inconfondibile: un pianto forte e regolare. È il segnale positivo che tutti aspettavano. Le domande si susseguono rapide, essenziali: respira? piange? c’è liquido? Tutto rientra. L’ignoto, per una volta, si lascia addomesticare.

Non c’è spazio per l’emozione, almeno non subito. Si procede. La neonata viene asciugata, coperta con teli isotermici e protetta dal freddo. Il riscaldamento dell’ambulanza è al massimo. Dal kit parto emerge uno strumento mai usato prima: una piccolissima clip metallica per il cordone ombelicale, che però non viene reciso. La procedura prevede che avvenga in ospedale. Selin viene appoggiata sull’addome della madre, pelle contro pelle, il tempo necessario a trasmettere calore. Al Buzzi li attende un reparto già allertato. Medici e infermieri affollano il triage. Madre e bambina stanno bene. “È stata un’emozione indescrivibile — racconta Sonia — uno di quegli eventi che non ti aspetti e che ti lasceranno il segno”.

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