HomePoliticaMeno social, più territorio. Consigli di comunicazione politica con Matteo Spigolon

Meno social, più territorio. Consigli di comunicazione politica con Matteo Spigolon

“Ti do ragione in tutti i sensi. Non si può negare quello che pubblichi. Aggiungo che mi dispiace vedere il paese dove vivo e pago le tasse come tutti andare in direzione opposta a tutto quello che è stato sbandierato in campagna elettorale. Mio modesto parere: dopo il secondo mandato in molti si sono ritirati dietro le “quinte ” e molti sono presenti più spesso sui social. Nessuna critica, ma solo una riflessione da cittadino come è giusto che sia.”

Tralasciamo il motivo del contendere, che è irrilevante ai nostri fini.Sorvoliamo anche su quel “…andare in direzione opposta…”, che può essere considerato come opinione personale e non necessariamente rappresentare il sentimento della maggioranza della popolazione.

La parte che ritengo più importante è quella che fa riferimento a una minor presenza sul territorio compensata da una maggior presenza sui social.

Non posso dare torto a questo utente.

Non tanto per il caso specifico, ma per un andamento generale che è visibile a occhio nudo: vedo e sento molti amministratori pubblici di ogni livello letteralmente ossessionati dai social.

Sembra diventata quasi una dipendenza.

Non tanto e non solo per l’utilità che ricoprono nell’attività di propaganda elettorale, ma quanto per la considerazione di cui godono come fossero la panacea a tutti i mali.

Se la ludopatia (argomento caldo di questi giorni) è una malattia, anche la socialmania lo è per certi versi.

Sostituire (o ridurre parecchio) il contatto diretto con gli elettori in luogo di una maggior presenza sui social media, per me è un grosso errore che alla lunga si paga.

Non è detto che porti per forza di cose a una sconfitta immediata, ma è come una piccola crepa su una diga che piano piano si allarga.

A quel punto anche avere 10 milioni di seguaci non ti salverà dalla frana.

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