La scomparsa di Emma Bonino ha suscitato diverse reazioni, in particolare sui social, si è scatenata una serie di discussioni più o meno accese in particolare in merito al funerale di Stato concesso dal Governo Meloni.
Quella di Bonino è stata una vita intera spesa per i diritti, la libertà e il coraggio di andare controcorrente. Dalle battaglie storiche degli anni ‘70 per l’aborto e il divorzio, questo è quello che hanno scritto più o meno i suoi ammiratori. Mentre quelli che non hanno mai accettato le sue battaglie, l’hanno considerata una donna che ha lottato tutta la vita per instillare morte, dai bambini abortiti agli anziani in fin di vita.
Certo per noi cattolici, la morte di una persona è da rispettare, non possiamo lanciarci in giudizi di odio come sta accadendo sui social, ha ragione don Mario Proietti, con il suo editoriale del 12 settembre, “Emma Bonino è morta. E adesso tocca a noi essere cattolici”.
Il sacerdote aveva scelto il silenzio ma poi è intervenuto con una riflessione abbastanza profonda. “Un silenzio che non significa approvazione, né quella strana forma di amnesia che talvolta accompagna i necrologi, quando la morte sembra improvvisamente rendere buono tutto ciò che una persona ha pensato e compiuto. Pensavo piuttosto al silenzio cristiano davanti al mistero di una vita che si è conclusa e al giudizio di Dio che comincia, lasciando alla preghiera personale e riservata ciò che ormai nessuna discussione pubblica può cambiare”.
Ma dopo aver letto i social don Proietti ha iniziato a scrivere. Soprattutto per “i più semplici, che avrebbero bisogno di essere aiutati a pensare cristianamente, vengono invece consegnati alle emozioni più immediate: indignazione, entusiasmo, disprezzo, identificazione con il proprio campo”.
Naturalmente il giudizio cattolico non è tanto sulla persona, ma sulle battaglie che Emma Bonino ha condotto a cominciare dall’aborto procurato rimane un male gravissimo e nessuna rilettura affettuosa della sua biografia può modificarne la natura morale. Dunque, niente timidezza nel giudicare gli atti. “La carità verso una persona non esige di tacere la verità sul suo operato, e la verità non acquista maggiore forza quando viene pronunciata senza carità”, scrive Proietti.
“Bonino ha avuto un ruolo pubblico importante nella battaglia per la legalizzazione dell’aborto e questo appartiene alla sua storia. Proprio la chiarezza del giudizio sull’atto ci consente di non trasformarlo in una sentenza definitiva sulla persona, perché nessun uomo coincide interamente con il male che ha compiuto, sostenuto o contribuito a diffondere”. Ora Emma Bonino è morta. I suoi atti pubblici appartengono alla storia e possono essere giudicati; il giudizio sulla sua persona appartiene a Dio. E proprio per i suoi atti pubblici e quello che rappresentato la Bonino, è stato fatto un breve intervento dall’amico editorialista del quotidiano Libero, Andrea Morigi, (Emma Bonino, le sue battaglie hanno rappresentato l’autodistruzione dell’Occidente, 12.9.26, Libero) L’hanno celebrata come un’eroina della libertà.
Di frantumare le famiglie con il divorzio. Di uccidere 10.141 figli nel grembo materno con l’ausilio di pompe da bicicletta come fece clandestinamente, di inoculare sieri mortali nelle vene dei malati terminali. Di falcidiare la gioventù introducendo la droga libera di Stato.
Dicono che sono state battaglie per i diritti civili. Al contrario, Emma Bonino era l’eroina dell’autodistruzione dell’Occidente, a cui mancano i milioni di cittadini sacrificati sull’altare del “diritto” all’interruzione di gravidanza.
Sacrifici umani che non lasciano un vuoto solo perché vengono sostituiti da immigrati destinati a lavorare in condizioni di schiavitù come manodopera a basso costo.
Di quella strage di innocenti, i Radicali sono stati i maggiori strateghi in Italia attraverso lo strumento referendario. Che siano passati da sinistra a destra per poi disintegrarsi, come sta accadendo in questi giorni, porta con sé un significato politico:
l’esplosione del loro partito ha contribuito a spargere ovunque brandelli cadaverici che si sono depositati nella cultura di tutti i partiti, fino a sdoganare l’eutanasia.











