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Dall'archivio:

Emergenza Ucraina: Nikola e Viaceslav hanno portato a termine la loro missione. Ma guai a fermarsi.

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Resoconto del viaggio con staffetta nel cuore del paese europeo martoriato dalle bombe di Putin. La solidarietà del Magentino è arrivata sino a Kirovograd. 

MAGENTA – Nikola e Viaceslav (noi conosciamo piuttosto bene il secondo) sono due ragazzi di nazionalità ucraina che vivono nel nostro territorio da tempo.

Appena il loro Paese è stato invaso e messo sotto assedio dalle bombe di Putin hanno fatto partire la loro missione solidale. Qui nel Magentino, anche grazie alla mobilitazione di molti sindaci e associazioni, si è creata una grande rete di solidarietà che va avanti senza sosta.

“Il nostro obiettivo – ci dice Valentina, una altra signora ucraina che abita a Magenta – era quello di far arrivare il nostro aiuto ai nostri connazionali, a quelli che si trovano in condizioni disperate. A quelli che si trovano nei rifugi senza acqua, corrente e in condizioni igieniche più che precarie”.

Così la comunità ucraina del Magentino ha iniziato ad organizzarsi. Il primo contatto è stato con il sindaco di Corbetta Marco Ballarini, tra i sindaci a mobilitarsi con un’operazione sino al confine con la Romania.

 

“Lo ringraziamo – dice Valentina – così come ringraziamo il grande cuore di tutti voi italiani”.

Beni di prima necessità, alimentari, vestiti, farmaci. Poco alla volta con il passa parola è arrivata sempre più roba. Pronta per partire alla volta dell’Ucraina.

Ma il progetto in corso d’opera è cambiato. Valentina, Irina, Nikola, Viasceslav, Bogdan – sono solo alcuni nomi di chi ha partecipato all’iniziativa – ci tenevamo che il carico arrivasse nel cuore dell’Ucraina dove c’è chi soffre di più e muore ogni giorno.

 

“Così abbiamo preso contatto prima con una società di trasporti internazionale (la EBC Cargo), quindi, con una Fondazione del nostro Paese (Foundation The Social and Legal Defense of the Veterans Pravnyk) che ci ha dato una sorta di delega così da operare per suo conto in Italia. Il Sindaco di Corbetta benché tutto fosse stato convogliato lì in Comune si è detto più che disponibile e ben felice di far arrivare il più lontano possibile quello che era il frutto della solidarietà molti Magentini”.

Ovviamente il tema sicurezza in questi viaggi è centrale e pertanto, fondamentale è stato ottenere le necessarie garanzie di serietà da parte della Fondazione. 

Proprio in queste ore abbiamo ricevuto il reportage completo di questo viaggio della speranza e del coraggio. Foto che bucano il cuore, foto che danno la cifra completa della disperazione e della tragedia che porta con sé la guerra. Molte con minorenni e bambini piccolissimi che non pubblichiamo ma che va sé, ci fanno capire ancora meglio di costa stiamo parlando.  

Così Nikola e Viasceslav sono partiti e hanno affrontato il viaggio fino al confine tra Romania e Ucraina durato quasi 2 giorni. Hanno dovuto fare anche quattro ore di attesa al confine. Quindi, il passaggio di consegna coi Volontari della Foundation The Social and Legal Defense of the Veterans Pravnyk. La destinazione era Kirovograd nel cuore dell’Ucraina. Un viaggio avventuroso, spesso interrotto dal suono delle sirene che annunciavano un nuovo bombardamento nemico. Ma alla fine tutto per fortuna è arrivato a destinazione.

 

Quel che resta sopra di un’abitazione dopo i bombardamenti…

“Pur nella disperazione di questo momento – dice Valentina – siamo felici, perché sappiamo che i nostri sforzi non sono stati vani. Adesso non ci fermeremo e come abbiamo già fatto coi primi carichi ne faremo anche di altri. Non possiamo lasciare solo il nostro popolo. Io ho ancora laggiù mia sorella, e mio cognato che è insegnante, ma è stato richiamato alle armi e ora fa l’autista.

L’altro giorno, stava accompagnando dei giovani militari di leva nella base d’addestramento vicino a Leopoli che è stata bombardata. Si è salvato per miracolo, rifugiandosi in un bosco. Attorno era la devastazione”.


La famiglia di Valentina è originaria di una zona dell’Ucraina relativamente ‘calma’ vicino ai monti Carpazi. “Mia sorella sta ospitando nove profughi scappati da altre parti del Paese sotto assedio. Mi ha detto che per tre giorni nessuno di loro ha parlato. Avevamo lo sguardo nel vuoto, erano tutti sotto shock per quello che hanno visto”.

Se il carico giunto a destinazione è una buona notizia, si tratta di una goccia nel mare del bisogno. Occorre non fermarsi. Andare avanti così senza sosta. L’Europa non può voltare le spalle a chi ha scelto di farne parte e adesso si ritrova invaso da chi rivorrebbe in modo barbaro riportare indietro le lancette della Storia all’epoca della cortina di ferro, negando diritti e libertà che sono valori basilari per ogni democrazia. E che noi Occidentali consideriamo come qualcosa di scontato…. ma che per qualcun altro non lo sono affatto.  

Fabrizio Valenti

 

 

Questo articolo fa parte dell'archivio di Ticino Notizie e potrebbe risultare obsoleto.

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