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Dall'archivio:

‘Medici e infermieri dell’ospedale Fornaroli di Magenta mi hanno salvato la vita’

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MAGENTA Siamo certi che anche questa testimonianza vibrante e sincera, giuntati da una giovane donna, anzi da una ragazza di 26 anni, la malasanità continuerà a fare più notizia della buona sanità.  Ma ciò nonostante è giusto che la leggiate, voi come il personale medico e infermieristico dell’ospedale Fornaroli di Magenta.
 

Con ogni probabilità, visto da fuori, l’Ospedale Fornaroli può sembrare solo uno dei tanti anonimi palazzoni costruiti negli anni ’70 con qualche aggiunta più moderna qua e là.

Ma quando ci si trova al suo interno, è subito evidente come quelle mura contengano un mondo a sé. Un mondo che non si ferma mai, dove uomini e donne, instancabilmente, si turnano giorno e notte per garantire un eccellente servizio e continua assistenza ai pazienti.

Qualcuno potrebbe pensare ai telefilm americani che ci hanno portati tra i corridoi e i reparti degli ospedali di New York o altre grandi città, ma qui le emozioni ed i sentimenti sono tutti veri, reali. La paura, il dolore, la gioia, la compassione, l’agitazione, la fiducia.

Nei giorni in cui sono stata ricoverata, nella mia sfortuna, ho avuto la fortuna di avere a che fare, prima al pronto soccorso, poi nell’unità di terapia intensiva coronarica e poi ancora in cardiologia, con moltissime persone, non proprio tutte ma quasi la totalità, innamorate del proprio lavoro.

Non sono stata solo una paziente di 26 anni, sono stata una ragazza, anche un po’ spaventata da ciò che le stava capitando, che è stata trattata come una figlia e come una sorella da medici, infermieri e operatori socio sanitari.

Ovviamente non è mai mancata la professionalità di ciascuno di loro, sempre affiancata da una grande umanità.

Credo sia questo il punto di forza dell’Ospedale che mi ha vista nascere e in cui mi è stata appena, letteralmente, salvata la vita.

Non smetterò mai di essere grata a tutti coloro che si sono occupati di me dalla notte del 25 febbraio al 7 marzo.

Ed in una società in cui le lamentele e la negatività sono diventate ormai la routine, spero vengano apprezzate queste poche righe di elogio e ringraziamento all’Ospedale di Magenta.

Anche se stavo malissimo sono stata attenta a quello che mi succedeva intorno e quel medico che chiamavano “dottor Nico”, il dottor Domenico Viviani: era lui di turno in pronto soccorso la notte tra il 24 e 25 febbraio.

Al mattino, sempre in ps, mi ha presa in carico la dottoressa Michela Gentile.

In cardiologia mi ha seguita la dottoressa Cinzia Bianca Laura Franzosi (arrivata in ospedale poche settimane prima del mio ricovero, ed è bravissima)

Mentre appena sono stata ricoverata in terapia intensiva è venuto a rassicurarmi (e non sai quanto mi è servito) il dottor  Giovanni Maggi (figlio d’arte, ossia del professor Maggi di Corbetta, nda).

Poi mi hanno vista e seguita davvero in tantissimi.

Le caposala di terapia intensiva (Lorena) e di cardiologia (anche lei Cinzia ). E tutti gli infermieri e gli osa.

A TUTTI LORO IL MIO PIU’ SINCERO E COMMOSSO GRAZIE

La ‘vostra’ giovane paziente

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