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Dall'archivio:

Una vita criminale da romanzo: torna in manette, a 79 anni, Graziano Mesina

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Attenzione: questo articolo fa parte dell'archivio di Ticino Notizie.

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 E’ durata 17 mesi la latitanza di Graziano “Grazianeddu” Mesina, interrotta la scorsa notte con l’arresto da parte dei carabinieri del Ros.
 

L’ex primula rossa del banditismo sardo aveva fatto perdere le sue tracce il 2 luglio del 2020 giorno in cui era arrivata la condanna definitiva per traffico internazionale di droga. Mesina, che dei suoi 79 anni circa 40 li ha trascorsi dietro le sbarre, aveva ottenuto la grazia nel 2004 facendo così rientro nella sua casa di Orgosolo, nel cuore della Barbagia.

Nel 2013 era arrivato però un nuovo arresto: stavolta l’accusa era quella di aver messo in piedi un sodalizio dedito al traffico internazionale di droga: condannato a 30 anni di carcere in primo grado, la pena era stata confermata in Appello nel 2018 e a luglio dello scorso anno confermata dalla Cassazione. Ma quando i carabinieri si sono presentati per notificare la decisione Mesina non si era fatto trovare. Il suo nome era così finito anche nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità con le ricerche che non si sono mai fermate fino al ritrovamento la notte scorsa.

Ex primula rossa del banditismo sardo, conosciuto tanto per le sue rocambolesche evasioni che per il ruolo di mediatore in un rapimento famoso, quello del piccolo Farouk Kassam. Graziano Mesina, 79 anni compiuti da latitante lo scorso 4 aprile, noto Gratzianeddu, e’ il piu’ conosciuto bandito sardo, inserito anche nella lista dei latitanti piu’ pericolosi varie volte, l’ultima dopo la sua fuga nel luglio 2020.
Nella sua lunga carriera criminale sulla sua testa vennero anche poste taglie milionarie. Penultimo di undici figli di un pastore di Orgosolo, Grazianeddu fu arrestato la prima volta a 14 anni, nel 1956, per porto d’armi abusivo dato che aveva un fucile rubato. Quattro anni dopo un altro arresto, per aver sparato in strada, e la prima delle sue dieci evasioni riuscite: comprese quelle tentate, sono sinora ventidue. Il primo reato grave, un tentato omicidio, e’ del dicembre sempre del 1960; la vittima e’ lo zio di un uomo che, per la famiglia Mesina, ha tentato di incastrare i fratelli di Graziano in un omicidio.

Una faida tra famiglie lo porto’ sul banco degli imputati come esecutore di un omicidio, quello di Andrea Muscau, nel bar “Cavanedda”, a Orgosolo. L’anno prima sarebbe stato sempre Mesina a ferire Luigi Mereu, altro avversario in una storia di sequestri e delazioni. Gli costarono tra le condanne piu’ pesanti della sua lunga storia giudiziaria. Anche perche’ alla fine, con altre sentenze e ulteriori anni di reclusione, i giudici lo condannarono all’ergastolo.
EVASIONI E FUGHE D’AMORE. La seconda fuga risale al maggio del 1962, quando durante un trasferimento dal penitenziario di Sassari Gratzianeddu si lancio’ da un treno in corsa. La liberta’ duro’ poco: Mesina fu stato catturato dopo un lungo inseguimento. Dello stesso anno e’ la terza evasione, questa volta dall’ospedale di Nuoro dov’era ricoverato. Per sfuggire alla cattura Mesina era rimasto nascosto due giorni e due notti in un grosso tubo nel cortile del presidio.

Dalla stampa dell’epoca abbiamo estratto un ricordo davvero particolare: quando si rifugiò con una donna.. A Vigevano..

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