HomeSaluteTumori, allo studio nuovo vaccino anti melanoma

Tumori, allo studio nuovo vaccino anti melanoma

Negli Stati Uniti sono partiti i
primi test sull’uomo per valutare la sicurezza, l’attività immunitaria
e la potenziale effiacia di un nuovo tipo di vaccino terapeutico
contro il melanoma, il più temuto cancro della pelle. Sviluppato dalla
società texana Diakonos Oncology, il farmaco – Doc1021 o dubodencel –
si basa su componenti specifiche del sistema immunitario del paziente

(cellule dendritiche autologhe), combinate con mRna tumorale
amplificato e proteine del cancro ricavate da biopsia, per un’azione
personalizzata e potenzialmente più efficace rispetto ai vaccini
tradizionali.

Il prodotto è pensato per il trattamento di pazienti con
melanoma resistente alle terapie già disponibili e non operabile, o
metastatico. Tra i centri Usa che partecipano al trial clinico Doc-Rm,
di fase 1/2, c’è l’HonorHealth Research Institute di Scottsdale,
Arizona. Justin Moser dell’istituto e dell’università dell’Arizona,
ricercatore principale dello studio ed esperto di melanoma, spiega che
“storicamente i vaccini hanno avuto dei limiti nella lotta contro il
cancro. Spesso non sono abbastanza potenti per i pazienti con malattia
metastatica”. L’auspicio è “che questo approccio possa superare i
limiti dei vaccini precedenti e risultare efficace per i pazienti con
malattia metastatica”.

Doc1021, capofila di una nuova classe di vaccini, contiene come
‘ingrediente’ chiave le cellule dendritiche del paziente: una sorta di
sentinelle del sistema immunitario che hanno il compito di captare
eventuali minacce esterne e di attivare i linfociti T e B, ‘soldati
specializzati’ dell’immunità, deputati al contrasto e all’eliminazione
di nemici come il cancro. Nella nuova terapia sperimentale le cellule
dendritiche vengono combinate con mRna tumorale e proteine derivate da
cellule cancerose del paziente, prelevate tramite biopsia.

Un ‘super
vaccino’ progettato per presentare alle difese naturali dell’organismo
“l’intero spettro degli antigeni tumorali”, lo descrive in una nota
Diakonos Oncology. Doc1021 “addestra le cellule immunitarie a
riconoscere il cancro come se fosse un’infezione” da debellare, è il
paragone usato da Moser. Mixando cellule dentritiche autologhe con
mRna e proteine tumorali, “generiamo un aumento di quasi 10 volte
della risposta immunitaria”, rispetto all’utilizzo del solo mRna o
delle sole proteine, calcola Joseph Georges, neurochirurgo di
HonorHealth esperto in tumori cerebrali.

In precedenza dubodencel è stato infatti valutato con successo in uno
studio clinico per il trattamento del glioblastoma, il cancro al
cervello più comune e aggressivo, e Georges aveva lavorato a test
preclinici di supporto. “Abbiamo iniziato a osservare risultati
promettenti e indizi che il vaccino potesse funzionare contro altri
tumori. Il melanoma era in cima alla lista, perché è stato dimostrato
che modifiche al sistema immunitario potrebbero trattare questo tumore
in modo più efficace”, sottolinea.

“Il nostro sistema immunitario –
rimarca lo scienziato – possiede le caratteristiche necessarie per
attaccare e uccidere le cellule tumorali. Il problema è che i tumori
diventano molto abili nell’ingannarlo, impedendogli di individuarli e
distruggerli. I vaccini aiutano ad addestrare il nostro sistema
immunitario a identificare e uccidere le cellule tumorali che prima
cercavano di nascondersi”.

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