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Curarsi in Piemonte. Radioembolizzazione per il trattamento del tumore al fegato: terapie sempre più personalizzate

La personalizzazione dei trattamenti e la valutazione precisa della riserva funzionale dell’organo sono aspetti fondamentali per ottimizzare l’efficacia delle terapie oncologiche complesse.

A confermarlo è uno studio condotto dall’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino e pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale La radiologia medica, focalizzato sull’impiego della SIRT (radioembolizzazione con microsfere d’Ittrio-90) nei pazienti affetti da epatocarcinoma (HCC), il più frequente tumore maligno del fegato.

Un elemento importante di questo percorso è la valutazione della dosimetria, cioè il calcolo personalizzato della dose di radiazioni che il paziente riceverà nel corso del trattamento. In ambito oncologico, la dosimetria permette infatti di stabilire con precisione la quantità di radiazioni necessaria per distruggere il tumore, salvaguardando al massimo i tessuti sani circostanti.

La ricerca è stata guidata da Monica Finessi, Dirigente Medico della Medicina Nucleare dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, diretta da Silvia Morbelli. Il progetto, che ha coinvolto il Gruppo Interdisciplinare Cure (GIC) per le malattie del fegato, ha analizzato l’impatto dei parametri clinici e dosimetrici sulla sopravvivenza di 82 pazienti sottoposti al trattamento.

Tra i principali risultati, lo studio evidenzia come il punteggio ALBI (Albumin-Bilirubin score) — un indicatore semplice e oggettivo della funzione epatica basato sui livelli di albumina e bilirubina — sia in grado di predire in modo significativo la sopravvivenza globale dei pazienti.

Tale parametro si è dimostrato un importante fattore prognostico, superando i tradizionali sistemi di classificazione e offrendo un valido ausilio nella selezione ottimale dei candidati alla terapia, al di là della semplice stima del rischio di tossicità.

Lo studio ha anche confrontato le diverse metodologie di calcolo della dose impiegate negli ultimi 10 anni all’interno del Presidio Molinette, confermando come la pianificazione personalizzata del trattamento, realizzata in stretta collaborazione con i fisici sanitari, permetta di erogare dosi elevate e mirate al tumore senza però compromettere la funzionalità del fegato sano.

Sulla scia di questi importanti risultati, l’attività di ricerca prosegue: altri due giovani ricercatori del gruppo, Guido Rovera e Serena Grimaldi, stanno attualmente lavorando a un ulteriore progetto basato sull’impiego della radiomica applicata agli esami scintigrafici utilizzati per pianificare la terapia, prima dell’inizio del trattamento.

La radiomica è un ambito avanzato ed emergente della diagnostica per immagini che trasforma le normali immagini radiologiche in dati numerici attraverso algoritmi matematici e di intelligenza artificiale. In questo caso, le analisi sulle immagini avranno l’obiettivo di predire in maniera ancora più accurata l’efficacia del trattamento e favorire la pianificazione di terapie sempre più mirate e personalizzate sul singolo paziente colpito da un tumore.

Questo lavoro testimonia la natura fortemente multidisciplinare dell’intero percorso assistenziale offerto dall’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino ai pazienti affetti da tumori complessi: un approccio integrato che vede storicamente protagonisti i radiologi della SSD Radiologia Interventistica, diretta da Andrea Doriguzzi Breatta, ed in particolare dal dirigente medico Marco Fronda, e la Struttura di Fisica Sanitaria, diretta da Osvaldo Rampado.

I dati ottenuti confermano come l’integrazione tra valutazione clinica, dosimetria personalizzata e approcci multidisciplinari rappresenti la chiave per offrire opzioni terapeutiche sempre più efficaci e sicure per i pazienti oncologici.

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