“Ho chiesto (…) ‘cos’è questo sparo?’, lui mi ha detto ‘quello fuoco di artificio, sparo di festa questo’ (…) Io ho visto tutto che caduta persona, io
solo ho chiesto ‘cos’è questo sparo?’, lui mi ha detto ‘questo
fuoco di artificio'”. Così, secondo il teste oculare
dell’omicidio di Abderrahim Mansouri, il 28enne che fu colpito
alla testa dal poliziotto Carmelo Cinturrino il 26 gennaio, un
altro agente avrebbe risposto a lui che gli chiedeva conto dello
sparo che aveva visto.
L’afgano 31enne, senza fissa dimora, è uno dei sei testi
dell’incidente probatorio in corso davanti al gip di MILANO
Domenico Santoro ed era stato sentito dal pm Giovanni Tarzia e
dagli investigatori della Squadra mobile il 2 febbraio scorso.
“Mansouri – si legge nelle trascrizioni dell’audizione
depositata con molti altri verbali – ha provato di entrare
dentro bosco, fatto tre passi, poi sentito sparo e così Mansouri
caduto a faccia a terra subito”. In sostanza, il testimone
oculare ha raccontato che Mansouri provò prima a prendere un
sasso da terra, poi si voltò per fuggire e Cinturrino gli sparò
da quasi 30 metri.
Intanto, il giudice Santoro ha da poco sciolto la questione
procedurale – dopo le denunce e le questioni poste dalla difesa
di Cinturrino – decidendo che, dei sei testimoni in incidente
probatorio, cinque saranno sentiti assistiti da avvocati.
Incidente probatorio che ha preso ora il via con la prima
audizione. Proprio l’afgano è uno dei primi testi. Per oggi
erano programmate tutte e sei le audizioni, ma sarà difficile
completarle.
Indagati per alcuni episodi anche altri sei poliziotti che
erano in servizio al Commissariato Mecenate, difesi, tra gli
altri, dai legali Antonio Buondonno, Massimo Pellicciotta,
Domenico Aiello e Alessandro Mezzanotte. Per la famiglia
Mansouri, invece, ci sono gli avvocati Debora Piazza e Marco
Romagnoli.
















