Un detenuto ha tentato di evadere sabato pomeriggio dall’ospedale Sacco di Milano, dove era stato accompagnato dopo che aveva accusato dolori al cuore, lanciandosi dalla finestra del primo piano.
L’uomo (fine pena 2038) i è fratturato una tibia ed è stato bloccato dagli agenti della Polizia Penitenziaria. Per il SAPPE si tratta del “terzo tentativo di evasione in pochi mesi”, mentre “il personale è costretto a lavorare in condizioni sempre più difficili, con un solo agente per reparto a fronte di circa 200 detenuti e turni che spesso si prolungano oltre l’orario ordinario”.
“Ancora una volta – sottolinea Matteo SAVINO, vicesegretario regionale del SAPPE Lombardia – dobbiamo registrare un tentativo di evasione in un contesto nel quale la Polizia Penitenziaria opera in condizioni di assoluta difficoltà. Parliamo di un servizio nel quale può esserci un solo agente per reparto a fronte di circa 200 detenuti, con personale che spesso non riesce neppure a usufruire regolarmente della pausa per il pasto. Non è raro che i poliziotti siano costretti a prolungare il servizio e, in alcuni casi, ad affrontare persino il doppio turno notturno. È una situazione che non può essere considerata normale né sostenibile”.
Savino evidenzia come il problema non sia soltanto quello del singolo episodio: “Questa è la terza tentata evasione in pochi mesi. Non possiamo continuare a parlare di episodi isolati. Quando gli stessi problemi si ripetono, con personale ridotto all’osso e carichi di lavoro sempre più pesanti, significa che esiste una criticità strutturale nella gestione dei servizi esterni e dei piantonamenti ospedalieri. Gli agenti hanno fatto ancora una volta il loro dovere, impedendo che il detenuto riuscisse a fuggire, ma non possiamo pretendere che la sicurezza del servizio dipenda sempre e soltanto dalla prontezza e dal sacrificio dei singoli”.
Per Donato CAPECE, segretario generale del SAPPE, “questo ennesimo episodio conferma le enormi difficoltà operative nelle quali è costretto a operare il personale dei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti e, più in generale, della Polizia Penitenziaria. Gli organici restano gravemente insufficienti, gli operatori sono chiamati a svolgere turni massacranti, spesso ben oltre le nove ore di servizio, con mezzi di trasporto vetusti, frequentemente indisponibili perché fermi nelle officine o con percorrenze ormai insostenibili. A tutto questo si aggiungono una formazione specialistica che deve essere implementata e un trattamento economico non adeguato alle responsabilità e ai rischi affrontati quotidianamente”.
Il SAPPE chiede inoltre una revisione complessiva delle procedure relative ai ricoveri e agli accessi ospedalieri dei detenuti. “Riteniamo indispensabile – prosegue Capece – rivedere le procedure che disciplinano l’invio dei ristretti presso le strutture sanitarie pubbliche. Troppo spesso assistiamo a trasferimenti disposti con carattere d’urgenza che, una volta giunti in ospedale, si rivelano non tali. È necessario individuare criteri più rigorosi e strumenti organizzativi che consentano di limitare gli accompagnamenti esterni ai casi realmente indispensabili, riducendo così i rischi per la sicurezza e l’enorme impiego di personale”.
La stessa Amministrazione penitenziaria indica, peraltro, tra gli obiettivi del 2026 il miglioramento della programmazione dei trasporti dei detenuti e la riduzione delle traduzioni, anche attraverso strumenti come la telemedicina per le esigenze sanitarie e la partecipazione a distanza per le esigenze giudiziarie. Il Dipartimento ha inoltre una specifica Direzione generale delle specialità incaricata del coordinamento nazionale delle traduzioni e dei piantonamenti.
“Non chiediamo privilegi – sottolinea il segretario generale del SAPPE – ma strumenti adeguati per difenderci, tutele giuridiche effettive, formazione, dispositivi di sicurezza e organici sufficienti. La Polizia Penitenziaria lavora 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, in contesti nei quali il rischio è quotidiano. Non possiamo continuare a chiedere agli agenti di fronteggiare situazioni sempre più pericolose contando soltanto sull’abnegazione, sulla professionalità e sul senso del dovere”.
Il SAPPE chiede infine al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria interventi immediati e strutturali: rafforzamento degli organici dei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti, adeguamento delle dotazioni e degli automezzi, potenziamento della formazione specialistica, revisione delle procedure per i piantonamenti ospedalieri e degli accompagnamenti sanitari, oltre a strumenti concreti per la tutela dell’incolumità del personale.
“Quello accaduto al Sacco – conclude Capece – non deve essere archiviato come l’ennesimo episodio. Tre tentate evasioni in pochi mesi sono un campanello d’allarme che non può essere ignorato. La sicurezza dei detenuti e quella degli operatori non possono essere affidate alla buona sorte o al sacrificio individuale. Servono uomini, mezzi, organizzazione e precise responsabilità. E servono adesso”.












