Si è costituita a San Vittore la detenuta straniera evasa da Bollate

La donna, di nazionalità ecuadoriana, reclusa per l'omicidio di una donna di 81 anni avvenuto a Milano, non aveva fatto rientro sabato 14 febbraio presso la Casa di Reclusione di Bollate dopo aver fruito di un permesso.

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Milano, si è costituita a San Vittore la detenuta straniera evasa da Bollate

Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), per voce del Vice Segretario Regionale per la Lombardia Matteo Savino e del Segretario Generale Donato Capece, interviene in merito alla vicenda della detenuta evasa che si è costituita nelle scorse ore presso la Casa Circondariale di San Vittore.

La donna, di nazionalità ecuadoriana, reclusa per l’omicidio di una donna di 81 anni avvenuto a Milano, non aveva fatto rientro sabato 14 febbraio presso la Casa di Reclusione di Bollate dopo aver fruito di un permesso.

“Prendiamo atto della costituzione della detenuta – dichiarano Savino e Capece (nella foto) – ma l’episodio impone una riflessione seria e responsabile sul sistema di concessione dei permessi premio e delle misure alternative alla detenzione. Parliamo di una persona condannata per un delitto grave, maturato con modalità che avevano destato particolare allarme sociale: un’anziana di 81 anni, prima aiutata con la spesa e poi derubata del bancomat, quindi uccisa.”

“È evidente – proseguono i dirigenti del SAPPE – che ogni beneficio penitenziario deve essere preceduto da una fase istruttoria rigorosa, approfondita e scrupolosa, che tenga conto non solo del percorso trattamentale del detenuto, ma anche della pericolosità sociale concreta e attuale. La sicurezza dei cittadini e la credibilità delle istituzioni non possono essere messe in secondo piano.”

Il SAPPE ribadisce la necessità di rafforzare i controlli e di valorizzare il ruolo della Polizia Penitenziaria nei procedimenti valutativi, affinché episodi come quello verificatosi non si ripetano. “La funzione rieducativa della pena è un principio costituzionale che condividiamo – concludono Savino e Capece – ma essa deve sempre coniugarsi con la tutela della collettività e con un’attenta analisi dei rischi, soprattutto nei casi che riguardano reati di particolare gravità.”

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