Attenzione: questo articolo fa parte dell'archivio di Ticino Notizie.
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ROBECCO – E così, frastornato e sopraffatto da una settimana di consigli (più o meno sensati), rimproveri, insulti, attestati di solidarietà, incoraggiamenti, minacce e quant’altro – un vero Niagara abbattutosi su di lui dopo la sua scelta terapeutica- il medico curante in qualche modo si arrese.
Cambiò radicalmente la posologia del farmaco portandolo ad una dose quasi omeopatica, senza però rinunciarvi , così da mantenere il punto almeno nella forma.
Il povero malato andava intanto risvegliandosi dalla sua profonda prostrazione per ritrovarsi dolorante come prima, con tutti i suoi antichi malanni rimasti intatti.
Tutti, o quasi, trassero un profondo sospiro di sollievo: parenti, amici, aventi causa, ma soprattutto gli illustri clinici ne furono felici, perché così avrebbero potuto per chissà quanto altro tempo “sviscerare il problema” e farne motivo di dotte dispute accademiche.
La morale della storiella?
Tiratela voi, lettori cari.
La mia, scusandomi per la dotta citazione (ma tanto c’ è internet) é questa: Dum Romae consulitur Saguntum espugnatur.
Stretta é la foglia larga la via, dite la vostra che io ho detto la mia.
novellatore robecchese
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