Si è tenuto mercoledì presso Casa Giacobbe a Magenta un importante momento di approfondimento giuridico e civico organizzato dal gruppo Progetto Magenta. L’incontro, volto a esplorare i contenuti della riforma della magistratura e della separazione delle carriere, è stato moderato dai rappresentanti del gruppo, Valentina Campana e Marco Maggi. Il dibattito ha visto il confronto tra due autorevoli voci del mondo accademico dell’Università di Milano-Bicocca, che hanno illustrato con chiarezza le diverse sensibilità costituzionali in campo.
Giulia Mannarini, dottoressa di ricerca in International, European and Public Law, ha sostenuto le ragioni della riforma, definendola un passo necessario verso una direzione più garantista e funzionale. Secondo Mannarini, i punti di forza della proposta risiedono nella divisione netta tra pubblico ministero e giudice per eliminare condizionamenti, influenze e “collateralità” tra chi accusa e chi giudica. La dottoressa ha rassicurato sul fatto che la magistratura requirente rimarrebbe comunque autonoma e indipendente, come esplicitamente previsto dalla riforma.
Di segno opposto l’intervento di Federico Furlan, Professore associato di Diritto Costituzionale e Pubblico, che ha espresso forti critiche sia nel merito che nel metodo della riforma. Il testo viene descritto come “blindato” dal Governo, con limitate possibilità di modifica parlamentare, e caratterizzato da errori di coordinamento e di scrittura giuridica non consoni a una carta costituzionale. Il Professore ha avvertito che, guardando alle esperienze europee, la separazione delle carriere porta spesso, nel lungo periodo, a una sottomissione del PM all’esecutivo.



















